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NON LASCIARE SPAZIO AL DIAVOLO

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“NON FATE POSTO AL DIAVOLO”. Efesini 4:27

La Bibbia dice: “Il sole non tramonti sopra
la vostra ira e non fate posto al diavolo” (vv.
26-27). La parola “posto” traduce il greco
“topos”, lo stesso termine da cui deriva il
sostantivo topografia. Significa territorio
o terreno. L’ira dà spazio al diavolo e
l’amarezza lo invita ad occupare un posto
nel tuo cuore. Quando lo fai, egli si farà
avanti e infesterà quel posto con cose
come pettegolezzi, calunnie e irascibilità;
ogni volta che vedrai queste cose, significa
che hai dato spazio al diavolo. Cosa
dovresti fare? Sfrattalo. Non permettergli
di fermarsi neanche un giorno in più. Nel
nome di Gesù digli di fare i bagagli e
andarsene. Inizia il cammino del perdono.
Non segnarti i torti subiti. Prega per i tuoi
nemici piuttosto che tramare contro di
loro. Odia il male senza odiare chi lo ha
commesso. Distogli la tua attenzione da
quello che ti hanno fatto e soffermati su
quello che Gesù ha fatto per te. Per quanto
possa sembrarti difficile da accettare, Egli
è morto anche per loro. E se Lui li reputa
degni di perdono, allora lo sono. Questo
rende forse il perdono facile? No di certo. Il
perdono arriverà per gradi, ci saranno dei
giorni buoni ed altri cattivi. Forse quando
le tue vecchie ferite sembreranno guarite
e te ne sarai fatto una ragione, qualcuno
staccherà la crosticina e il dolore tornerà.
Va bene così. Per quel che riguarda il
perdono, siamo tutti principianti. Finché
proverai a perdonare, significa che stai
perdonando. È solo quando smetti di
provare che fai posto al diavolo.

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NON LASCIARE SPAZIO AL DIAVOLO

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“NON FATE POSTO AL DIAVOLO”. Efesini 4:27

La Bibbia dice: “Il sole non tramonti sopra
la vostra ira e non fate posto al diavolo” (vv.
26-27). La parola “posto” traduce il greco
“topos”, lo stesso termine da cui deriva il
sostantivo topografia. Significa territorio
o terreno. L’ira dà spazio

NON LASCIARE SPAZIO AL DIAVOLO
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SIAMO TUTTI NELLA STESSA SQUADRA!

“CON LA MISURA CON CUI MISURATE, SARA RIMISURATO A VOI”. Luca 6:38

Gesù disse: “Non giudicate… perché con
il giudizio con il quale giudicate sarete
giudicati (Matteo 7:1-2). Pensaci: vuoi
davvero vivere tutta la vita giudicando ed
essendo giudicato? Un autore cristiano lo
pone in questi termini: “Siamo stati creati
per vivere in comunità… [non] trattatevi
gli uni gli altri con spirito di giudizio… C’è
qualcosa in noi che ci fa competere con le
persone, cercando di dare un’impressione
migliore di noi stessi sminuendo gli
altri. È una spinta forte nell’adolescenza
e dovrebbe finire con essa; invece si
trasforma… Giudichiamo le relazioni altrui
quando le nostre si sgretolano… O la loro
capacità come genitori quando la nostra è
appesa ad un filo… Chi non fa esercizio è
“pigro”… Chi nasconde i propri sentimenti
è “freddo”… Giudichiamo chi ha il tal lavoro,
chi è più occupato, chi è più stressato, chi
ha il lavoro più “rude”. Qualcuno ci dà brutte
notizie e segretamente gioiamo perché
non è capitato a noi… Qualcuno condivide
con noi belle notizie e lo definiamo
arrogante. Nessuno vince però, perché
siamo tutti nella stessa squadra”. Invece
di giudicare e criticare, Paolo esorta: “Se
abbiamo l’opportunità, facciamo del bene
a tutti” (Galati 6:10). Dunque: 1. Cerca di
aiutare chi non è in grado di ricambiarti.
2. Individua chi puoi incoraggiare oggi.
3. Fai uno sforzo per far sentire qualcuno
speciale. Gesù disse: “Date e vi sarà dato,
vi sarà versata in seno buona misura…
perché con la misura con cui misurate, sarà
rimisurato a voi.”

SIAMO TUTTI NELLA STESSA SQUADRA!
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GRIDA A DIO!

“NELLA MIA ANGOSCIA INVOCAI IL SIGNORE”. Salmo 18:6

Ci sono momenti nella vita in cui la
cosa migliore da fare è gridare a Dio
dal più profondo del tuo essere. Non
preoccuparti di sembrare senza dignità
o di apparire senza fede agli occhi delle
persone. Il salmista dice: “Nella mia
angoscia invocai il Signore… [ed] Egli
udì la mia voce”. Ogni genitore conosce
quel grido. È diverso: non uno sbalzo
d’umore o un piagnucolio per richiedere
attenzione; è un grido d’angoscia. E
anche se giunge nel cuore della notte, in
men che non si dica scatterai in piedi e
sarai al fianco di tuo figlio per cambiarlo,
nutrirlo o consolarlo. È così che fa Dio.
Quando sei così giù che basta allungare
il braccio per toccare il fondo, grida a Dio!
Davide disse: “Egli tese dall’alto la mano
e …mi trasse fuori dalle grandi acque. Mi
liberò… Essi mi erano piombati addosso
nel dì della mia calamità, ma il Signore fu il
mio sostegno. Egli mi trasse fuori al largo,
mi liberò, perché mi gradisce (vv. 16-19).
Davide scoprì che Dio era la sua “rocca”
(v.2). Ai tempi della Bibbia, la rocca era
un luogo sicuro che il nemico non poteva
espugnare. Proverbi 18:10 dice: “Il nome
del Signore è una forte torre; il giusto
vi corre, e trova un alto rifugio”. Essa
rappresenta il luogo sicuro in cui Dio ti
solleva al di sopra delle minacce e delle
circostanze esterne. È dove riacquisti
la tua prospettiva, un luogo dove puoi
guardare avanti e sapere che questa
prova presto finirà. Forza, grida al Signore
ed Egli ti risponderà.

GRIDA A DIO!
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ARRENDERSI A DIO (4)

“VI ESORTO A PRESENTARE I VOSTRI CORPI IN SACRIFICIO VIVENTE…A DIO”. Romani 12:1

Paolo scrive: “Vi esorto a presentare i
vostri corpi in sacrificio vivente… gradito
a Dio.” Durante il sacrificio giudaico, un
animale veniva ucciso e poi il suo corpo
messo sull’altare per essere consumato
dal fuoco. Che cosa succede, invece, se
metti una creatura viva sull’altare e le dici:
“Stai lì, finché non sarai consumata dal
fuoco” e poi accendi il fuoco? Di certo
scapperà! Ma Paolo ci incoraggia a ritornare
sull’altare, per arrenderci, giorno dopo
giorno, momento dopo momento. All’inizio
sarà un po’ come morire, ma in realtà
è l’unico modo per vivere. Supponi ad
esempio che qualcuno ti faccia infuriare. La
situazione è complicata e tu non sei sicuro
di quale sia il modo migliore di rispondere.
Senza neanche provarci, ti passano per
la mente ogni sorta di pensieri cattivi. In
quel momento non sai cosa dovresti fare.
Ma Dio lo sa e, se ti arrendi a Lui, Egli ti
mostrerà come rispondere con grazia. Le
opzioni che sembrano attrarti, come evitare,
scappare, spettegolare, esplodere, affidale
a Dio. Se la ferita è davvero profonda, non
passeranno più di cinque minuti prima che
i pensieri di vendetta tornino con forza e
dovrai arrenderti da capo. Ma riuscirai a
riconoscere quei pensieri più rapidamente
e resterai arreso un po’ più a lungo. Man
mano che impari ad arrenderti a Dio in ogni
situazione, riuscirai a non cedere più ai tuoi
impulsi. Perdi una vita, ma ne guadagni
un’altra, di gran lunga migliore di quella
perduta. Alla fine, capirai che non valeva la
pena tenere niente di quello che hai perso.

ARRENDERSI A DIO (4)
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ARRENDERSI A DIO (3)

“INSEGNAMI A FARE LA TUA VOLONTA’…MIO DIO.” Salmo 143:10

Riceverai una tale forza dalla tua resa, che non
potresti ricevere in altro modo. Riceverai una
tale libertà dalla sottomissione, che non potresti
conoscere in altro modo. Il Programma dei 12
Passi per il recupero dalle dipendenze è un
percorso verso la libertà per persone afflitte da
dipendenze. Ma alla base dei dodici passi c’è
un grande paradosso: in quale di essi si chiede:
“Ora, prova con tutte le tue forze a non bere
più?” Oppure: “Ora decidi di non bere più’?
Sorprendentemente, questo valido strumento
contro le più tenaci dipendenze non chiede
mai alle persone di decidere di smettere di fare
ciò che sta distruggendo le loro vite. Invece
di mobilitare la volontà, chi segue questo
programma arrende la propria volontà a Dio. Se
cerchi di vincere il problema con la tua volontà,
esso ti schiaccerà. Ma se arrendi la tua volontà
a Dio, la liberazione diventa possibile. La resa,
che noi pensiamo essere una sconfitta, risulta
essere, in realtà, l’unico modo per vincere. E
questo non funziona solo con l’alcol e con le
droghe, ma con il peccato in generale. Perché
la nostra volontà fallisce? Il Grande Libro degli
Alcolisti Anonimi dice che quando si tratta di
bere noi diciamo sinceramente convinti: “non
lo farò mai più”. Ma poi lo facciamo di nuovo.
Perché? “Siamo incapaci, in alcuni momenti,
di lasciar affiorare alla nostra coscienza con
forza sufficiente, la memoria delle sofferenze
e dell’umiliazione anche solo della settimana
prima… le conseguenze certe che seguono
il bere un drink non occupano la mente
per dissuaderci dal farlo. Se questi pensieri
affiorano, sono vaghi e prontamente sostituiti
dalla vecchia idea che questa volta ce la
possiamo fare da soli.” Quindi la parola per te
oggi è: Arrenditi a Dio.

ARRENDERSI A DIO (3)
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ARRENDERSI A DIO (2)

“SE UNO VUOL VENIRE DIETRO A ME…PRENDA LA SUA CROCE”. Matteo 16:24

Arrendersi non è essere passivi. La volontà
di Dio per la tua vita ti richiede di usare
creatività, fare delle scelte e prendere
delle iniziative. Arrendersi non significa
essere uno zerbino; non significa accettare
le circostanze con fatalismo. Spesso dovrai
combattere per sfidare lo status quo. Non
significa smettere di usare la tua mente, di
porti delle domande o di pensare in modo
critico. Arrendersi non è una stampella
per persone deboli, incapaci di gestire la
propria vita. Al contrario, arrendersi è la
gioiosa e volontaria accettazione del fatto
che c’è un Dio e che quel Dio non sei tu. I
suoi scopi sono più alti e migliori dei tuoi
desideri. Gesù non è venuto a riordinare
l’esterno della tua vita per renderla come
tu vuoi; Egli è venuto a riordinare l’interno,
nel modo in cui Dio vuole. Nell’arrenderti,
lasci andare la tua vita; riconosci che non
sei più tu il centro dell’universo, ma Dio. Ti
consegni a Lui. Gli offri la tua ubbidienza.
Fai quello che Lui dice. Gesù fu molto
chiaro a questo riguardo: “Se il granello
di frumento caduto in terra, non muore,
rimane solo; ma se muore, produce molto
frutto” (Giovanni 12:24). Come puoi vivere
una vita produttiva e fruttuosa? Morendo
a te stesso ogni giorno. D. L. Moody disse
che il mondo non ha ancora visto ciò
che Dio può fare con una sola persona
che si arrende totalmente a Lui. Oggi,
inginocchiati e prega: “Signore, prendimi,
scuotimi e fa’ di me quello che Tu vuoi che
io sia”. Questa è una preghiera a cui Egli
risponderà.

ARRENDERSI A DIO (2)
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ARRENDERSI A DIO (1)

“NON SONO PIU’ IO CHE VIVO, MA CRISTO VIVE IN ME”. Galati 2:20.

Giovanni Calvino definì arrendersi a Dio con
queste parole: “Non avere alcuna volontà,
alcuna opinione propria e seguire il Signore
dovunque Egli guida”. Per fare questo
dovrai affrontare la tua paura maggiore:
“Chi guiderà la mia vita?” Fa molto comodo
avere Gesù sul sedile del passeggero
quando vogliamo il Suo servizio. “Signore,
ho un problema di salute e ho bisogno del
Tuo aiuto. Sto attraversando delle difficoltà a
lavoro e vorrei che ciò cambiasse. Mi sento
ansioso e vorrei che Tu mi dessi tranquillità.
Mi sento triste e vorrei un po’ di speranza.
Sto per morire e vorrei la certezza del cielo”.
Ma quando si tratta di lasciare il volante e
far guidare Gesù, non siamo più così certi
di volerlo fare, perché questo significa non
avere più il controllo. Per esempio, se è Lui
a guidare, non sei più tu il responsabile del
portafogli. Non puoi dire: “Offrirò qualche
volta, quando mi sento magnanimo, ma mi
riservo il diritto di tenere quello che voglio”.
Adesso sono soldi di Gesù. Quando lasci
Gesù alla guida non sei più responsabile del
tuo ego. Non hai più il diritto di soddisfare
qualsiasi ambizione egocentrica. Adesso è
la Sua vita. Non hai più diritti sulla tua lingua.
Non puoi più metterti a fare pettegolezzi,
adulare, plagiare, condannare, mentire,
maledire, arrabbiarti, ingannare, intimidire,
manipolare, esagerare e prevaricare. Non è
più la tua bocca, è la Sua bocca. Dunque,
ecco la domanda cruciale: Hai invitato Gesù
per essere tuo compagno di viaggio o è Lui
alla guida? La parola per te oggi è: arrenditi
a Dio.

ARRENDERSI A DIO (1)
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FIGLI HANNO BISOGNO DEL TUO TEMPO

“LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO DA ME”. Marco 10:14

Prova ad immaginare come si sono sentiti
quei bambini quando Gesù li chiamò:
“Venite a me” e rimproverò i discepoli
per averli scacciati. Quanti destini furono
cambiati quel giorno perché Gesù amò
quei piccoli e passò del tempo con loro!
Diede ciò che tutti i bambini necessitano
e meritano, autostima e dignità per i loro
pensieri ed opinioni: se mi ascolti, significa
che quello che dico conta; e, cosa più
importante, io conto per te. Se per anni
riceve parole come: “Non darmi fastidio…
Stai zitto! …Non ho tempo”, nel bambino
inizia a morire qualcosa d’importante:
creatività e fiducia. Pensa dover affrontare
la vita senza queste qualità! Forse dirai:
“Ma sono tanto impegnato”. Può darsi, ma
certamente non sei più impegnato di Gesù,
e Lui trovò tempo per i bambini. Genitore,
mi stai ascoltando? La posta in gioco è alta.
Oggi le prigioni sono piene di bambini che
hanno commesso reati da adulti. E di solito,
quando cerchiamo di capire, scopriamo
che non hanno mai imparato ad esprimere
le proprie emozioni in maniera costruttiva,
finendo poi per esplodere! Da bambino ha
fatto a pezzi il suo giocattolo con un martello;
ora è un uomo adulto che prende a pugni
il muro e maltratta la moglie. La taglia della
camicia è cambiata, ma i messaggi nella
sua mente sono sempre gli stessi: nessuno
mi ascolta, nessuno mi capisce, nessuno si
preoccupa di me. È un problema serio. Se
pensi che stiamo esagerando, ingigantendo
la situazione, ripensaci. Riordina le priorità
in casa tua. Fa’ le cose bene e vivrai con dei
ricordi meravigliosi. Altrimenti ti aspettano
solo rimpianti.

FIGLI HANNO BISOGNO DEL TUO TEMPO
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CHI È IL TUO “GIONA”?

“PRENDETEMI E GETTATEMI IN MARE, E IL MARE SI CALMERA'”. Giona 1:12

Quando Giona si imbarcò su una nave
diretta nella direzione opposta alla
volontà di Dio, l’equipaggio scoprì che c’è
un alto prezzo da pagare se si permette
alla persona sbagliata di entrare nella
propria vita. Qual è il punto? Il punto è
che Dio non ti autorizza a mantenere
artificialmente in vita nessuno, soprattutto
se stanno scappando da Lui e usano te
per farlo! Con Gesù sulla barca supererai
ogni tempesta. Ma quando permetti a
Giona di salire a bordo, egli sconvolgerà
la tua vita e, prima che scenda, rischi di
perdere tutto. Pensi davvero di riuscire a
correggere il tuo Giona? No. “Il Signore…
fece venire un gran pesce per inghiottire
Giona” (Giona 2:1). In certi casi, la cosa
migliore è svegliare quelle persone e
gettarle in mare. Finché continui a salvarle,
impedisci la volontà di Dio. È orgoglio
pensare di poter fare ciò che solo Dio può
fare! Guarda Giona: mentre l’equipaggio
getta disperatamente il carico in mare,
lui dorme! Non voleva essere corretto,
voleva starsene comodo! Conosci
qualcuno così? Non sono cambiati perché
non sono ancora pronti! Giona era così
cocciuto che rimase nel ventre di quel
grosso pesce per ben tre giorni prima di
pregare. Se fosse accaduto a te, il solo
affacciarsi “sull’abisso” ti avrebbe fatto
inginocchiare ad invocare il Signore, non
è vero? Questo è forse un messaggio
duro, ma a volte la cosa migliore che puoi
fare per il tuo Giona, e per te stesso, è
gettarlo in mare e lasciare che Dio lo salvi.

CHI È IL TUO “GIONA”?
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