Prega con audacia (1)

“ACCOSTIAMOCI DUNQUE CON PIENA FIDUCIA AL TRONO DELLA GRAZIA” EBREI 4:16
Quando un collaboratore di Martin Lutero si ammalò gravemente, Lutero pregò con una fede intensa e determinata. “Ho supplicato l’altissimo con gran vigore… citando dalle Scritture tutte le promesse che potevo ricordare… e mi dissi che avrebbe dovuto concedermi la mia preghiera, se da quel momento in poi avrei posto la mia fede nelle sue promesse”. Un episodio simile riguarda John Wesley durante una traversata dell’oceano Atlantico. Mentre si trovava nella sua cabina a leggere, una tempesta colpì la nave, spingendola fuori rotta. Di fronte al pericolo, Wesley si mise in preghiera. 

Un suo collega, Adam Clarke, ascoltò quelle parole e le memorizzò: “Dio onnipotente, tu regni ovunque e tutte le cose servono al tuo volere… Comanda a questi venti e a queste onde di obbedirti e di condurci rapidamente e in sicurezza al porto dove vogliamo andare”. Terminata la preghiera, Wesley si alzò semplicemente, riprese il suo libro e continuò a leggere. Quando Clarke salì sul ponte, trovò il mare calmo e la nave tornata sulla giusta rotta. Ciò che colpì di più fu l’atteggiamento di Wesley: non fece alcun commento riguardo alla preghiera esaudita. 

Clark scrisse: “Era talmente sicuro che sarebbe stato ascoltato che diede per scontato che fosse stato esaudito”. L’audacia nella preghiera è un pensiero scomodo per molti. Bussare alla porta dell’Altissimo? Lottare con Dio? Innalzare una preghiera irriverente o ambiziosa? Lo sarebbe, se Dio non ci avesse invitato a pregare in questo modo: “Avviciniamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al momento opportuno”. Se ti trovi in un tempo di bisogno, “avvicinati con fiducia al trono della grazia”, credendo che Dio risponderà alla tua preghiera e agirà in tuo favore. 

Recita le scritture

“MORTE E VITA SONO IN POTERE DELLA LINGUA” PROVERBI 18:21
C’è qualcosa di profondamente potente nel dichiarare la Parola di Dio. La Scrittura afferma chiaramente che “Morte e vita sono in potere della lingua; chi l’ama ne mangerà i frutti”. A volte non basta pensare o credere interiormente, bisogna parlare come se ci credessimo davvero. Gesù stesso lo fece: parlò al vento e alle onde, rimproverò tempeste, demoni e malattie. E ci ha insegnato che anche noi possiamo parlare alla montagna e vederla spostarsi (cfr. Marco 11:23). Ma questo implica anche una responsabilità: ci sono parole che dobbiamo scegliere di non dire. 

Quando il profeta Geremia cercò di sottrarsi alla chiamata di Dio dicendo di essere troppo giovane, il Signore lo corresse: “Non dire: sono un ragazzo” (Geremia 1:7). In altre parole, non dichiarare limiti su te stesso quando Dio ti ha già chiamato e qualificato, ma pronuncia parole di vita, piene di fede e grazia. Mark Batterson afferma: “Ci sono cose che mi rifiuto di dire perché prenderebbero potere. La chiamo la mia lista del “non dire”. Quali parole da non dire dovrebbero andare nella tua lista da non dire? Non si intende solo parolacce. Gesù ha detto che renderemo conto di ogni parola oziosa. 

Una parola oziosa è inefficace, vuota, senza scopo. E in Matteo 12:34 Gesù disse: “Dall’abbondanza del cuore la bocca parla”. Questo significa che le nostre parole rivelano ciò che abbiamo dentro: sono come una radiografia del cuore. È lì che si gioca la vera battaglia. Se vogliamo che le nostre parole riflettano la Parola di Dio, dobbiamo prima riempire il cuore della sua verità. E quando lo facciamo, qualcosa cambia: iniziamo a pensare come Cristo, a parlare come Cristo, e a vivere con una fede dichiarata.

Continua a marciare e a credere

“GRIDATE! PERCHÉ IL SIGNORE VI HA DATO LA CITTÀ!” GIOSUÈ 6:16
Gerico rappresentava la grande fortezza in Canaan, e doveva essere conquistata prima che Israele potesse entrare nella terra promessa. Dio diede a Giosuè un’istruzione insolita: il popolo avrebbe dovuto marciare attorno alle mura una volta al giorno per sei giorni, e sette volte il settimo giorno. Al settimo giorno “Giosuè disse al popolo: “Gridate! perché il Signore vi ha dato la città!”. Hai una fortezza da affrontare nella tua vita? Sei scoraggiato, hai combattuto per molto tempo senza segnali di vittoria? È probabile che anche il popolo d’Israele si sia sentito così durante quei giorni di marcia silenziosa. 

Dio disse a Giosuè che le mura sarebbero crollate al settimo giorno, ma Giosuè non comunicò il momento della vittoria al popolo. Loro dovevano continuare a marciare, senza sapere quando sarebbe arrivato il cambiamento. Dio spesso non ci mostra tutta la tempistica del suo piano! L’apostolo Paolo ci esorta a rimanere “saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58). Quindi continua a camminare, a pregare e continua a credere. Per quanto ne sai, potresti essere a un passo dal momento decisivo, il giorno in cui le mura cadranno. 

Forse ti mancano pochi passi per quel momento: “Il popolo dunque gridò e i sacerdoti suonarono le trombe; e quando il popolo udì il suono delle trombe lanciò un gran grido, e le mura crollarono […] e s’impadronirono della città” (Giosuè 6:20). Quelle stesse mura che sembravano invalicabili diventarono il punto di accesso alla vittoria. Quindi continua a marciare e a credere. Abbatti le tue fortezze con le tue armi spirituali: la Scrittura e la preghiera. È solo una questione di tempo: la tua “Gerico” crollerà

Una vita alla volta

“E CHI AVRÀ DATO DA BERE ANCHE UN SOLO BICCHIERE D’ACQUA FRESCA A UNO DI QUESTI PICCOLI… IO VI DICO… CHE NON PERDERÀ AFFATTO IL SUO PREMIO” MATTEO 10:42
Gli amici di Les Goldberg lo considerarono folle quando decise di liquidare i suoi investimenti per acquistare una casa da destinare ai senzatetto. Ingegnere in pensione, sentì chiaramente che quella era la strada da percorrere. Oggi dedica almeno un’ora al giorno a stare con i suoi amici senzatetto e ha contribuito a ristrutturare diverse proprietà per offrire loro opportunità concrete di ripartenza. Non li ha mai visti come persone irresponsabili o inaffidabili, ma come esseri umani segnati da ferite profonde. 

La casa che acquistò è diventata molto più di un rifugio: è un punto di riferimento. Un luogo dove ricevere la posta, fare telefonate, cercare lavoro e ottenere beni di prima necessità. Quattro di loro vivono lì stabilmente, contribuendo con un affitto minimo per le spese. Le regole sono semplici ma ferme: niente alcol, niente droghe, niente perdite di tempo. Goldberg non è mai stato ricco. Per vent’anni ha gestito la propria attività, guadagnando circa 25.000 dollari all’anno progettando e installando impianti antincendio. 

Era semplicemente un uomo che ha visto un bisogno reale e ha deciso di rispondere. Madre Teresa disse: “Non tutti possiamo fare grandi cose, ma tutti possiamo fare piccole cose con grande amore”. Gesù lo disse in questi termini: “E chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli… io vi dico… che non perderà affatto il suo premio”. Mentre vivi questa giornata, tieni il cuore aperto e chiedi a Dio di essere una soluzione al problema di qualcun altro. Quando lo farai, “non perderai affatto il tuo premio”. 

Persegui il proposito di Dio nella tua vita

“INFATTI IO SO I PENSIERI CHE MEDITO PER VOI”, DICE IL SIGNORE, “PENSIERI DI PACE E NON DI MALE, PER DARVI UN AVVENIRE E UNA SPERANZA” GEREMIA 29:11
Non c’è nulla di più appagante che conoscere il proprio proposito, anche quando l’opposizione sembra schiacciante e le distrazioni rischiano di soffocarlo. Spesso, quando una persona dice di non avere passione, in realtà fatica a credere di poter realizzare ciò che sente nel profondo del cuore. Gesù non permise a nessuno di distoglierlo dalla sua missione. “Or uno della folla gli disse: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Ma Gesù gli rispose: “Uomo, chi mi ha costituito su di voi giudice o spartitore?” (Luca 12:13-14). 

In sostanza, Gesù stava dicendo: “Non ho alcuna intenzione di lasciarmi distrarre, né di assumere il ruolo di arbitro in una vostra disputa. Non rientra nel compito che mi è stato assegnato qui sulla terra”. Durante il suo ministero, Gesù fu circondato da bisogni urgenti: malati da guarire, situazioni disperate da affrontare, richieste continue da parte delle persone. Eppure, non si lasciò guidare dall’urgenza del momento, ma dalla volontà del Padre. Sapeva che attraverso la sua morte e resurrezione avrebbe portato la soluzione definitiva.

Per questo, alla fine del suo cammino, poté dire con sicurezza: “Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che tu mi hai dato da fare” (Giovanni 17:4). Gesù rifiutò di lasciare che i suoi discepoli, Satana, membri di famiglie ben intenzionate, persone nel bisogno, o chiunque altro lo distraessero dal suo proposito. Anche tu, devi imparare a fare lo stesso. Questo porta a una domanda personale e profonda: sapresti riassumere in una frase il proposito che Dio ha per la tua vita? E, soprattutto, lo stai perseguendo?

La legge del raccolto

“CHI SEMINA ABBONDANTEMENTE MIETERÀ ALTRESÌ ABBONDANTEMENTE” 2 CORINZI 9:6
La Bibbia insegna con chiarezza che chi dona con generosità per il regno di Dio non rimane senza risposta. Inoltre, esiste un legame diretto tra ciò che si offre e ciò che si riceve. “Chi semina abbondantemente mieterà altresì abbondantemente”. Questa è una verità che ribalta il modo naturale di pensare, soprattutto per chi è titubante nel dare. Quando offri qualcosa di valore, può sembrare una perdita: prima lo possedevi, ora non più. E può essere un grande disincentivo nel dare di più. Ma Paolo pone questo concetto sotto una luce totalmente differente. 

Afferma che donare nell’opera di Dio non è dare via qualcosa. È un investimento, non una perdita. Il contadino che ara non perde i semi, ma guadagna il raccolto. Nessun agricoltore direbbe: “Non voglio seminare, perché resterei senza semi. Cosa succederà quando avrò bisogno di altri semi?” Al contrario, sa che proprio seminando otterrà molto di più di ciò che ha lasciato. Questo è particolarmente incoraggiante per chi attraversa difficoltà economiche: significa che, anche nei momenti di bisogno, la scelta più saggia può essere quella di continuare a seminare con fede. 

Quando lo facciamo, Dio viene coinvolto nelle nostre finanze. E questa è la nostra più grande sicurezza finanziaria. Perché? Perché quando doniamo, apriamo la porta affinché Dio possa moltiplicare ciò che abbiamo dato. “Così, arricchiti in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità” (v. 11). Questo significa che se doni come sei chiamato a fare, Dio ti darà di più.

Prega per “la saggezza dall’alto”

“LA SAGGEZZA CHE VIENE DALL’ALTO ANZITUTTO È PURA” GIACOMO 3:17
La Bibbia dice che la saggezza che viene da questo mondo è “terrena, sensuale e demoniaca”, perché viene da “invidia e egoismo” e “confusione e ogni cosa cattiva” (vv. 15-16). La saggezza di cui hai bisogno, viene da una fonte diversa: “La saggezza che viene dall’alto anzitutto è pura; poi pacifica, mite, conciliante, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale, senza ipocrisia” (v. 17). Oggi abbiamo accesso a una quantità di conoscenza come mai prima nella storia. Eppure, la vera saggezza sembra scarseggiare. 

Le parole dell’apostolo Paolo ai Corinzi risultano ancora attuali: “È possibile che non vi sia tra di voi neppure una persona saggia?” (1 Corinzi 6:5). C’è una grande differenza tra la conoscenza e la saggezza. Questo perché conoscenza e saggezza non sono la stessa cosa. La conoscenza consiste nell’accumulare informazioni, chiunque può farlo. Il nostro problema è la mancanza di saggezza: non siamo capaci di usare le cose che abbiamo imparato, nelle situazioni della vita di tutti i giorni e nei momenti di bisogno. 

Per vivere davvero la fede, abbiamo bisogno della “saggezza dall’alto”. Ne ha bisogno una coppia per costruire un matrimonio solido (cfr. 1 Pietro 3:7). Ne ha bisogno un genitore per guidare i figli sulla strada giusta (cfr. Proverbi 22:6). Ne ha bisogno anche chi lavora o fa impresa, per agire con integrità e discernimento (cfr. Isaia 48:17). Se desideri essere guidato da Dio nelle tue decisioni e nella tua vita quotidiana, puoi pregare con semplicità: “Signore, ti invito a lavorare con me, a lavorare in me, a lavorare attraverso di me e a lavorare per me”. È una preghiera sincera e Dio è pronto a rispondere7-18). Quindi dona per soddisfare i bisogni degli altri.

Dona per soddisfare i bisogni degli altri

“NON DIMENTICATE POI DI ESERCITARE LA BENEFICENZA E DI METTERE IN COMUNE CIÒ CHE AVETE” EBREI 13:16
La Bibbia è molto chiara nell’insegnare che il popolo di Dio è chiamato a prendersi cura di chi si trova nel bisogno: “Se ci sarà in mezzo a voi in una delle città del paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà, un fratello bisognoso, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso; dagli generosamente; e quando gli darai, non te ne dolga il cuore; perché, a motivo di questo, il Signore, il tuo Dio, ti benedirà in ogni opera tua e in ogni cosa a cui porrai mano” (Deuteronomio 15: 7, 10). “Beato chi ha cura del povero! Nel giorno della sventura il Signore lo libererà.

 Il Signore lo proteggerà e lo manterrà in vita; egli sarà felice sulla terra, e tu non lo darai in balìa dei suoi nemici. Il Signore lo sosterrà quando sarà a letto, ammalato; tu lo consolerai nella sua malattia” (Salmi 41:1-3). “C’è chi offre liberalmente e diventa più ricco, e c’è chi risparmia più del giusto e non fa che impoverire. Chi è benefico sarà nell’abbondanza, e chi annaffia sarà egli pure annaffiato” (Proverbi 11:24-25). “Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno” (Atti 2:44-45). 

“Ma siccome abbondate in ogni cosa […] vedete di abbondare anche in quest’opera di grazia” (2 Corinzi 8:7). “Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace” (Ebrei 13:16). “Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l’amore di Dio essere in lui? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità” (1 Giovanni 3:17-18). Quindi dona per soddisfare i bisogni degli altri.

Segnali chiari di una decisione sbagliata

“SCEGLIAMO QUELLO CHE È GIUSTO, RICONOSCIAMO TRA NOI QUELLO CHE È BUONO” GIOBBE 34:4
Quando commetti un errore o prendi una decisione sbagliata, la cosa più saggia che puoi fare è fermarti e chiederti: “Dove ho sbagliato?” Ecco tre modi pratici per evitare di prendere decisioni sbagliate. 1. Non immischiarti in situazioni che non ti riguardano. Quando interveniamo per “aiutare” senza che qualcuno te l’abbia chiesto si chiama “intromissione”. Non importa quanto tu ti senta capace o quanto la situazione altrui sembri critica: se Dio non ti ha chiamato a intervenire, il risultato difficilmente sarà positivo. 

Fermati e chiediti: “Sto cercando di evitare qualcosa nella mia vita, prendendo il controllo di quella di qualcun altro?” 2. Fermati, pensa e prega prima di decidere. “Chi risponde prima di avere ascoltato mostra la sua follia e rimane confuso” (Proverbi 18:13). Se sei una persona orientata all’azione, potresti essere tentato di fare subito qualcosa pur di sentirti utile o produttivo. Ma le decisioni impulsive rischiano di complicare le cose invece di migliorarle. Prenditi il tempo per riflettere, coinvolgi persone fidate e cerca la guida dello Spirito Santo prima di agire (cfr. Giovanni 16:13). 

3. Non aspettare troppo per decidere. All’estremo opposto c’è il rischio del perfezionismo. La paura di sbagliare può bloccarti al punto da non decidere affatto. Ma anche non scegliere è, di fatto, una scelta. La Bibbia incoraggia: “Se qualcuno di voi manca di saggezza, la chieda a Dio… e gli sarà data” (Giacomo 1:5). Nel migliore dei casi, prenderai decisioni coraggiose, ti prenderai cura degli altri e vedrai risultati positivi. Nel peggiore, farai un errore, ma ne uscirai più saggio di prima.

Usa i doni che Dio ti ha dato

“MA A CIASCUNO DI NOI LA GRAZIA È STATA DATA SECONDO LA MISURA DEL DONO DI CRISTO” EFESINI 4:7
Quando Paolo disse che Gesù “salito in alto, [Egli] ha portato con sé dei prigionieri e ha fatto dei doni agli uomini” (v. 8), utilizzò la metafora di un re vittorioso. Era consuetudine per un sovrano celebrare la vittoria distribuendo doni al proprio popolo. Con questa metafora, Paolo spiega che anche Gesù, dopo aver vinto il peccato e la morte sulla croce, è salito in cielo, ha preso posto alla destra di Dio e ha “dato doni agli uomini” (Efesini 4:8). È un pensiero pieno di gioia: Cristo, regnante per sempre, continua a distribuire capacità e abilità ai suoi figli. 

È come se dicesse: “Joe, prendi il tuo posto nel campo della medicina. Mary, il tuo territorio è la contabilità”. Ognuno ha un dono. Tuttavia, questi doni non sono identici: arrivano in misure e combinazioni diverse, secondo la grazia di Dio. Come è scritto: “A ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune” (1 Corinzi 12:7). La nostra eredità è fondata sulla grazia ed è uguale per tutti, ma i nostri compiti sono differenti. Dio non crea copie: non esistono due fiocchi di neve identici, né due impronte digitali uguali. Perché dovrebbero esserci due persone con lo stesso insieme di doni e capacità? 

Per questo Paolo esorta: “Cercate di comprendere quale sia la volontà del Signore” (Efesini 5:17). Scoprire ciò che Dio desidera da noi è fondamentale. Senza questa consapevolezza, si rischia di vivere una vita priva di vera gioia e frutti. È come avere una melodia scritta per la propria voce e non cantarla mai, oppure correre una gara senza arrivare al traguardo con la soddisfazione di aver compiuto ciò per cui si è stati creati. Ecco perché la Bibbia dice: “Ciascuno esamini invece l’opera propria; così avrà motivo di vantarsi in rapporto a se stesso e non confrontandosi con gli altri” (Galati 6:4).a di Cristo e nutrire una gratitudine profonda che si esprima in un quotidiano atteggiamento di ringraziamento.