Essere amici di Dio (1)

“IO TI CONOSCO PERSONALMENTE E ANCHE HAI TROVATO GRAZIA AGLI OCCHI MIEI.” ESODO 33:12

Mosè parlava con Dio come a un amico, condividendo ciò che sentiva e pensava. Dio desiderava ciò. Ecco come conversavano: “Mosè disse al Signore: ‘Vedi, tu mi dici: “Fa’ salire questo popolo!”… Eppure hai detto: “Io ti conosco personalmente e anche hai trovato grazia agli occhi miei.” Mosè stava riportando a Dio ciò che Dio gli aveva già detto. Ti capita di dire a tua moglie o al tuo migliore amico: “Tu avevi detto…”? E’ proprio quello che Mosè faceva con Dio: ricordare a Dio le Sue stesse parole. 
 
E Dio vuole che ti ricordi della Sua Parola e gli rispondi (cfr. Isaia 43:26). Non perché Egli abbia bisogno che gliela ricordi ma perché tu ne hai bi- sogno! E perché la Sua Parola è l’unica Parola che non passerà mai (cfr. Matteo 24:35). Quando preghi usando la Parola di Dio, stai pregando secondo la Sua volontà e l’ascolto è garantito. Perciò, impara e memorizza le Scritture che toccano i tuoi bisogni e desideri e quando parli a Dio, richiamale e mettile in preghiera. 
 
Per esempio, quando preghi: “Perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute e voi le otterrete” (Marco 11:24), Dio lo confermerà! Più apprendi dalla Sua Paro- la, più il tempo che trascorri in preghiera sarà conforme alla Sua volontà e più ti sentirai allineato con Lui. Tieni la tua Bibbia a portata di mano quando parli a Dio in modo che Egli possa dirigere i tuoi pensieri sulla Parola che Egli vuole mentre preghi.

Non puoi avere una testimonianza senza essere provato

“LO PROVERO’ COME SI PROVA L’ORO” ZACCARIA 13:9

Se ti senti provato oggi, sei in buona compagnia! Giobbe, l’uomo più giusto sulla terra, fu testato al di là di quello che ognuno di noi possa mai sopportare. Quando la superò disse a Dio: “Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora l’occhio mio ti ha visto” (Giobbe 42:5). Nella fornace si sperimenta Dio da vicino. Sheila Schuller Coleman afferma: “Alcune prove servono per mettere in pratica ciò che abbiamo imparato; altre per imparare qualcosa. 
 
Apprendiamo le nostre più profonde lezioni quando veniamo provati… di cosa siamo capaci… di cosa abbiamo bisogno per crescere… e che c’è ancora molto da imparare! Quando la tua fede viene provata, l’ultima cosa che pensi è di imparare una lezione… cerchi solo di sopravvivere. Ma la lezione che impariamo da Giobbe è che quando la nostra fede viene provata, noi ne “usciremo come l’oro” (Giobbe 23:10). Giacomo afferma: “considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate” (Giacomo 1:2). 
 
Quando soffriamo, quando le persone dicono cose cattive, quando perdiamo le nostre cose, quando ci sono fratture in famiglia, quando il dottore chiama per una diagnosi grave, l’ultima cosa che sentiamo è la gioia… Se c’è una persona che potrebbe parlare con autorità sul lodare Dio durante la prova, quella è Paolo. Maltrattato, andò in prigione e scappò dal paese. Com’è stata la tua settimana in confronto alla sua? Quando attraversi la prova, potrai testimoniare del- la forza di Dio e della Sua fedeltà e sarai in grado di dire: “Il Signore è il mio Dio.”

Mantieni la semplicità

“VI DARÒ DEI PASTORI… CHE VI PASCERANNO CON CONOSCENZA E INTELLIGENZA.” GEREMIA 3:15

Cercando di impressionare la comunità, un giovane pastore incluse nel suo sermone della domenica le parole più difficili. Fu un disastro! Sceso dal pulpito, un anziano predicatore gli disse, “Figliolo, hai parlato al di sopra delle loro teste.” Irritato il giovane pastore disse: “E allora perché non hanno alzato il collo?” Allora l’anziano predicatore rispose: “Gesù disse: ‘Pasci le mie pecore,’ non le mie giraffe!” 
 
Non importa se sei su un pulpito, in classe, ad una riunione di lavoro o, semplicemente, stai parlando a tu per tu davanti a un caffè, devi decidere se il tuo obiettivo è impressionare le persone, o aiutarle. Dio disse: “Vi darò dei pastori secondo il mio cuore che vi pasceranno con conoscenza e intelligenza.” Il tuo scopo dovrebbe essere quello di comunicare intendimento. La misura di un buon insegnante sta in ciò che gli studenti imparano. Rendere le cose semplici è una competenza necessaria se vuoi connetterti con le persone. 
 
Per usare le parole di Albert Einstein: “Se non lo sai spiegare in modo semplice, non l’hai capito abbastanza bene.” Se desideri seriamente raggiungere le persone, memorizza queste quattro parole: 1. Cuore. Per smuovere le persone, devi toccarle a livello emotivo. 2. Speranza. Spiegando il loro potenziale e le loro possibilità, le ispiri a provare. 3. Aiuto. Mostra loro come mettere in pratica ciò che stai dicendo. 4. Umorismo. Ridendo dei tuoi stessi sbagli, fai capire agli altri che i loro problemi non sono unici e, per qualcuno che è nella sofferenza, potrebbe essere il miglior sentimento del mondo.

Scegli le persone giuste

“QUESTI SONO I… VALOROSI GUERRIERI CHE FURONO AL SERVIZIO DI DAVIDE.” 1 CRONACHE 11:1

Per avere successo in qualsiasi impresa è necessario circondarsi delle persone giuste. Ecco perché dovresti sempre cercare l’intromissione di Dio nelle tue relazioni. Roboamo avrebbe dovuto tenere in considerazione i consigli della cerchia di saggi di suo padre Salomone, anziché dare ascolto a coloro che lo lusingavano, cosa che di fatti, si rivelò fatale. Davide, al contrario, scelse persone che lo aiutarono a diventare grande. “Questi sono i…valorosi guerrieri che furono al servizio di Davide e che l’aiutarono con tutto Israele ad assicurare il suo dominio per stabilirlo re, secondo la parola del Signore riguardo a Israele” (v.10). 
 
Nota quattro cose importanti: 1. Davide costruì una forte cerchia prima di averne bisogno. Iniziò a formare la sua squadra molto tempo prima di essere incoronato. 2. Egli chiamò persone con doni diversi. Li ricercò, li premiò e non si sentiva intimidito da coloro che possedevano competenze differenti dalle sue. Con l’aiuto di questi “uomini valorosi”, Davide si sentiva pronto per qualsiasi cosa. 3. Egli coltivò la fedeltà. Attirava gente vicino a lui, condivideva la sua vita con loro e, alla fine, essi furono disposti a dare la loro vita per lui. 
 
4. Egli delegava le responsabilità in base alle abilità. Proprio perché era sicuro della sua identità e della sua chiamata, Davide non aveva paura a delegare l’autorità e la responsabilità a chi lo circondava. All’inizio alcuni dei suoi uomini valorosi erano dei disadattati, ma egli trasformò questo gruppo di mendicanti in una squadra vincente (cfr 1 Samuele 22:1-2). Davide rese la sua cerchia grandiosa, e la sua cerchia rese grandioso Davide. Perciò la parola per te oggi è: scegli le persone giuste!

Evita il burnout (3)

“NEL TORNARE A ME E NELLO STARE SERENI SARÀ LA VOSTRA SALVEZZA.” ISAIA 30:15

Il burnout è caratterizzato da disaffezione, lo stress, invece, da eccessivo coinvolgimento. Nel burnout, le tue emozioni si attenuano; lo stress le rende iper-reattive. Il burnout causa danni emotivi; lo stress causa principalmente danni fisici. Il burnout influisce sulla motivazione e sulla volontà; lo stress sull’energia fisica. La depressione da burnout deriva dalla perdita di speranza e ideali; la depressione legata allo stress deriva dal bisogno del corpo di risparmiare energia e proteggersi. 
 
Il burnout provoca impotenza e disperazione; lo stress innesca ansia e iperattività. Il burnout produce apatia; lo stress panico, fobie e ansia. Il burnout potrebbe non ucciderti, ma ti fa sentire che non vale la pena vivere. Allora, qual è la soluzione? Dio disse: “Nel tornare a Me e nello stare sereni sarà la vostra salvezza.” L’autore Bev Murrill scrive: “Chi è nel ministero svolge un lavoro gravoso ‘importante’. E come si comporta il ministro, così fanno i fedeli. È una grande responsabilità. 
 
Coloro che svolgono un ruolo che influenza gli altri devono fare attenzione a ciò che dicono e a ciò che fanno perché saranno ‘giudicati più rigorosamente’ (cfr. Giacomo 3:1). Siamo tutti stanchi di responsabili che scadono in comportamenti che indeboliscono chi si fidava di loro… Che si tratti di peccato sessuale, ira, ipocrisia o disonestà… dobbiamo esaminare noi stessi invece di puntare il dito accusatore. 
 
Passiamo del tempo con Colui che ha la capacità di metterci a nudo fino a farci gridare dal più profondo del cuore. È facile cominciare a credere alla propria reputazione e misurarsi in base alle opinioni altrui… Solo l’opinione di Dio conta, ed è difficile da discernere a meno che non decidi di fermarti e lasciare a Lui la parola.”

Evita il burnout (2)

“RENDO GRAZIE A COLUI CHE MI HA CONCESSO… FORZA E MI HA RESO CAPACE [PER]… IL MINISTERO.” 1 TIMOTEO 1:12

Un altro tipo di burnout è lo “stress da compassione”, e i più esposti sono coloro che aiutano altre persone. Alcuni sintomi sono: la convinzione di non essere più efficaci, il disinteresse verso sé stessi e gli altri, il rinunciare alle proprie responsabilità, l’evitare il contatto sociale e interpersonale, e il sentirsi “sconfitti.” Innanzitutto, se hai una personalità di tipo A (caratterizzata da competitività, impazienza e ostilità), sei ancora più a rischio. 
 
Un consulente dice che le persone appassionate spesso “soffrono di una ‘dipendenza da adrenalina’ e inconsciamente cercano modi per ottenere piccoli picchi, come quelli che altri cercano in alcol, caffeina, e nicotina, tranne che ottengono i loro picchi dal controllare le persone e prendere decisioni complesse… Cause spirituali dello stress sono tentazioni sessuali, rabbia e scoraggiamento, gelosia del successo altrui e preoccupazioni finanziarie. Spesso i pastori sono posti su un piedistallo… e le loro aspettative non sono soddisfatte.
 
 Quindi, provando ad accontentare tutti, diventano troppo focalizzati sui risultati… o troppo compiacenti verso le negligenze spirituali… diventano perfezionisti… curano un solo aspetto del proprio ministero o s’identificano così tanto con la propria chiamata da distruggerla. Il corpo ti dà segnali di avvertimento; insonnia, problemi digestivi, mal di testa, stanchezza, tensione muscolare e pressione alta. Purtroppo, chi ne è vittima raramente rallenta finché non si verifica un’ulcera, un ictus o un infarto. Come pastore, devi passare tanto tempo con i forti quanto con i deboli; ti danno forza e sostegno… possono essere preparati per il ministero… e la presenza di più collaboratori migliora la salute spirituale ed emotiva della chiesa.”

Evita il burnout (1)

“MOLTI AFFERMANO DI AVERE UN AMORE SINCERO, MA UNA PERSONA FEDELE CHI LA TROVERÀ?” PROVERBI 20:6

Il pastore Rowland Croucher scrive: “I bambini erano andati a scuola, mia moglie era al lavoro, e ho fatto ciò che non avevo mai fatto prima. Ho staccato il telefono, ho messo un biglietto sulla porta e sono tornato a letto. Ero esausto. Da lì a due mesi mi sono dimesso dal ministero… Tre pastori su quattro denunciano rabbia, depressione, paura e alienazione. 
 
Tra le ragioni… differenza tra aspettative idealistiche e dura realtà… assenza di spazi personali… stacanovismo… senso d’incapacità… conflitto tra l’essere leader e servo contemporaneamente… ‘non voler rischiare’ di turbare potenti membri della comunità… e solitudine (i pastori hanno meno probabilità di avere un amico intimo di chiunque altro).” Se per il servizio ti basi sulle tue sole forze finirai per far parte della statistica. Paolo poté andare lontano rimanendo saldo perché dipendeva da Dio per la forza necessaria. 
 
Un insegnante biblico dice che evitare il burnout significa 1. avere una chiamata specifica e una forte relazione con Gesù, 2. cercare la Sua visione ed essere disposti a fare tutto ciò che Egli chiede, 3. non perdere mai di vista le persone dietro le quinte, 4. non dare mai per scontata la propria posizione, 5. rispettare e sottomettersi volontariamente all’autorità, 6. essere consapevoli che chi compie la volontà di Dio avrà la ricompensa in cielo, 7. avere il cuore di un servo, 8. mettere la lealtà al di sopra dei sentimenti personali, e 9. non pensare di essere mai troppo grandi per fare cose piccole, o troppo piccoli per fare cose grandi. Pratica questi principi e non andrai incontro al burnout.

Mantenere viva la tua speranza (2)

“LA SPERANZA NON DELUDE, PERCHÉ L’AMORE DI DIO È STATO SPARSO NEI NOSTRI CUORI DALLO SPIRITO SANTO.” ROMANI 5:5

Jhon Walker dice: “Ho lottato con il sovrappeso quasi tutta la vita. Ho perso chili e li ho rimessi. Ho provato qualsiasi dieta e ne ho anche inventate alcune. Ho mantenuto una battaglia amichevole con il peso finché non mi sono ammalato gravemente, e per un anno non riuscivo a fare più di cento metri a piedi. Inutile dire che ho continuato a prendere peso e mi sono trovato di fronte a una sfida enorme. 
 
Avevo bisogno di perdere più di trenta chili. Con l’avanzare dell’età… non era più così facile scendere di peso, e mi sono sentito tanto disperato da pensare: ‘Che senso ha? È inutile provarci ancora.’ La tua disperazione non sarà legata necessariamente al problema del peso. Forse hai un matrimonio logorante… o, i tuoi problemi di salute ti fanno pensare ‘Che senso ha provare ancora?’ Oppure hai un lavoro frustrante… una situazione familiare difficile… o non sai se otterrai buoni voti per laurearti… oppure stai affrontando la perdita della persona più importante della tua vita… o lotti dopo vari tentativi falliti di avere un figlio.
 
 Ecco la verità: serviamo un Dio di speranza ed è una speranza che non ci deluderà. Non è basata sui sentimenti; è radicata in un rapporto con Colui che è affidabile più di chiunque altro. Aspettiamo insieme questa invisibile speranza, sapendo che il Dio della speranza non abbandonerà o “deluderà, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori dallo Spirito Santo.”

Mantenere viva la tua speranza (1)

“AFFERRA… LA SPERANZA CON ENTRAMBE LE MANI E NON MOLLARE MAI.” EBREI 6:1

La tua situazione sembra impossibile? Sei pronto ad arrenderti? Non farlo! Emilie Batisse aveva settantanove anni quando si infortunò in un incidente con omissione di soccorso e aveva po- che possibilità di sopravvivere. Quando Norman Vincent Peale andò a trovarla, notò una pila di libri di poesia, nuovi, che non erano stati aperti. Chiedendone il motivo, lei rispose: “’Amo la poesia, ma non li ho ancora letti… Li sto conservando per la vecchiaia”. La sig.ra Batisse visse per leggere e rileggere quei libri, e quando alla fine morì a novantun’anni, stava organizzando un viaggio in Europa. 
 
La speranza è desiderare che qualcosa si avveri; la fede è credere che accadrà. La speranza è volere qualcosa così disperatamente che, nonostante tutte le prove del contrario, si continua a credere in Dio per quello. Ed è notevole che l’atto stesso di sperare produca forza. Quando la Cornell University ha condotto uno studio sugli effetti della speranza, il Dr. Harold G. Wolff ha riferito che le persone con speranza possono sopportare afflizioni incredibili.Lo studio era stato effettuato su un campione di venticinquemila soldati fatti prigionieri durante la Seconda Guerra Mondiale. 
 
Soggetti a lavori forzati, cibo avariato e sporcizia, molti morirono mentre altri mostravano solo lievi danni. I colloqui con i sopravvissuti rivelarono che in loro c’era una capacità di sperare di gran lunga superiore alla media! Come sono stati in grado di mantenere viva la speranza? Disegnando le ragazze che volevano sposare, progettando le loro case future e organizzando seminari di gestione aziendale. La speranza non solo li aveva fatti stare bene, li aveva tenuti in vita! È facile capire perché Paolo descrive la speranza come “un’ancora dell’anima, sicura e ferma, che penetra oltre la cortina… alla presenza stessa di Dio” (v. 19).

Realizzare il piano di Dio per la tua vita

“ASSICURATI DI CAPIRE COSA VUOLE IL MAESTRO.” EFESINI 5:17

Per realizzare il piano di Dio per la tua vita, devi fare questo: 1. Programma la tua giornata. Organizza il tuo tempo e attieniti al programma. Solo una persona su tre lo fa. Un esperto di leadership dice: “È… raro… che mi alzi la mattina chiedendomi cosa farò quel giorno.” Ecco perché è un leader e un esperto! 2. Mantieni le priorità. Goethe disse: “Le cose che contano di più non devono mai essere alla mercé di cose che contano di meno.” La maggior parte di noi non arriva ai compiti più importanti se non a metà pomeriggio. 
 
Prima completiamo i compiti a bassa priorità in modo da avere un senso di realizzazione. Non è saggio. E se programmi la tua giornata, ma non ti attieni al programma, otterrai gli stessi risultati di chi non la pianifica affatto. Come osservò Dwight Eisenhower: “Affrontare prima le cose importanti… spesso riduce i problemi più complessi ad una proporzione gestibile.” 3. Focalizzati, ma sii flessibile. Aspettati l’inaspettato e impara ad adattarti. Le condizioni cambiano sempre e, così, anche i tuoi metodi devono cambiare. 
 
4. Impara a delegare. Le persone rientrano in due categorie: gli accentratori e i deleganti. Gli accentratori si rifiutano di lasciar andare ciò che ritengono importante, che siano o meno le persone più adatte per un determinato lavoro. Il loro obiettivo è la perfezione. I deleganti, al contrario, sono veloci a demandare gli incarichi senza darsi molto pensiero su come verranno assolti. Il loro obiettivo è di liberarsi la scrivania al più presto. Una giusta capacità di delegare richiede saggezza, sicurezza e generosità verso gli altri. Richiede anche che il lavoro venga fatto bene, dopo tutto, questo è l’obiettivo.