Obbedisci a Dio nonostante tutto (2)

“DA GIUNGERE A DISPERARE DELLA VITA STESSA.” 2 CORINZI 1:8 LND

Giobbe descrive la ricompensa dell’ubbidienza: “Se lo ascoltano, se si sotto- mettono, finiscono i loro giorni nel benessere e i loro anni nella gioia” (Giobbe 36:11). Giovanni aggiunge: “E qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo ciò che gli è gradito” (1 Giovanni 3:22). Ma Paolo descrive il costo dell’ubbidienza: “Non vogliamo… che ignoriate la nostra afflizione che ci capitò in Asia, come siamo stati eccessivamente gravati al di là delle nostre forze, tanto da giungere a disperare della vita stessa.

Anzi avevamo già in noi stessi la sentenza di morte, affinché non ci confidassimo in noi stessi, ma in Dio che risuscita i morti, il quale ci ha liberati e ci libera da un così grande pericolo di morte, e nel quale speriamo che ci libererà ancora nell’avvenire” (2 Corinzi 1:8-10). Nota le parole “ci ha liberati… ci libera… ci libererà ancora.” Dio non ha tirato Paolo fuori dai guai, ma ha camminato con lui nel problema e lo ha aiutato ad attraversarlo. Forse dirai: “Ma ho chiesto a Dio di aiutarmi a capire la situazione e lui non l’ha fatto.” Dio non ci deve una spiegazione, ma ci promette una strategia d’uscita. “Nessuna tentazione vi ha colti, che non sia stata umana; però Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscirne” (1 Corinzi 10:13). Quindi la parola per te oggi è: obbedisci a Dio, nonostante tutto.
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Obbedisci a Dio nonostante tutto (1)

“GESÙ…IMPARÒ L’UBBIDIENZA DALLE COSE CHE SOFFRÌ.” EBREI 5:8

I premi per l’obbedienza sono meravigliosi, ma a volta il processo per arrivarci è agonizzante. “Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì, e, reso perfetto, divenne autore di salvezza eterna per tutti coloro che gli ubbidiscono” (vv. 8-9). Prima che Dio ti affidi una posizione nel Suo servizio, ti qualifica. Ammiriamo la fede di Abrahamo che portò suo figlio Isacco sul monte di Moriah e lo stese sull’altare. Ma la storia non ha senso a meno che tu non legga il primo verso del capitolo: “Dopo queste cose Dio mise alla prova Abrahamo” (Genesi 22:1).

Che cosa testò Dio? La sua fede! La sua ubbidienza! E quando superò la prova, Dio gli disse: “Ti colmerò di benedizioni e moltiplicherò la tua discendenza” (Genesi 22:17). Rifletti: quando preghi e chiedi a Dio il successo, tu lo stai invitando a testare la tua fede e ubbidienza. Dio probabilmente non ti proverà allo stesso modo in cui ha provato Abrahamo. È la prova più piccola che ti prepara a sopportare i compiti più grandi nel regno di Dio. L’ubbidienza che Dio desidera da te oggi è l’ubbidienza che s’innalza sopra i tuoi sentimenti e le circostanze e che dice “Si, Signore!”.
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Incontra Gesù al tavolo della comunione

“QUANDO FU A TAVOLA CON LORO.” LUCA 24:30

Prima di salire sulla croce, Gesù istituì quella che è conosciuta come “La Santa Cena”. Disse che la coppa rappresentava il suo sangue sparso e il pane il suo corpo spezzato. Dopo concluse dicendo: “Fate questo in memoria di me” (Luca 22:19). Ora, manda avanti velocemente fino alla casa di Cleopa e del suo compagno, dopo la risurrezione. Gesù aveva camminato e parlato con loro sulla via di Emmaus, spiegando che tutto quello che era accaduto era il compimento di una profezia. Essi lo trattennero, dicendo: “Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire.” Ed egli entrò per rimanere con loro. Quando furono a tavola insieme prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro.

Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero, ma egli scomparve alla loro vista” (Luca 24:29-31). In un certo senso, anche questo momento è stato una comunione. Nota però ciò che è accaduto a chi era a tavola con Lui: 1. Gesù si è incontrato con loro. 2. I loro occhi si sono aperti e lo hanno riconosciuto in un modo mai successo prima. 3. Erano profondamente commossi. “Non sentivamo forse ardere il cuore mentre egli ci parlava?” (v. 32). 4. Infine, sono usciti per raccontare agli altri: “E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro, i quali dicevano: “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone” (vv. 33-34). Se ti sei mai chiesto come dovresti sentirti o che cosa dovresti pensare quando prendi la santa cena, ora lo sai.
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La storia di Lazzaro e la tua (2)

“MA ANCHE ADESSO SO CHE TUTTO QUELLO CHE CHIEDERAI A DIO, DIO TE LO DARÀ.” GIOVANNI 11:22


Dalla storia di Gesù che resuscita Lazzaro dalla morte, ci sono tre cose che possiamo imparare: 1. Qualsiasi cosa tu abbia perso, Dio può restituirtela. Una delle grandi promesse nella Scrittura è che Dio può “compensare delle annate” che la vita ha rubato (cfr. Gioele 2:25). Reclama quella promessa; torna al momento dove hai perso così tanto, e chiedi a Dio di sostituire, ristabilire e rinnovare. Lui lo farà. 2. Da qualsiasi cosa tu sia legato, Dio può renderti libero. “Lui gridò… Lazzaro vieni fuori! Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce… Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare” (Giovanni 11:43-44). Oggi la potenza di Dio è più grande di ogni abitudine, impedimento, o circostanza che ti lega.

Anche se la tua mente non lo comprende appieno, lascia che la tua fede gli risponda. Prega come il salmista: “Dammi intelligenza e osserverò la tua legge; la praticherò con tutto il cuore. Guidami per il sentiero dei tuoi comandamenti, poiché in esso trovo la mia gioia” (Salmo 119:34-35). Quando preghi in questo modo, la tua fede cresce e le circostanze che ti sembrano impossibili adesso, saranno cambiate dalla potenza di Dio. 3. Non importa quanto ti senta male, Dio capisce. Al funerale di Lazzaro, “Gesù pianse”. Poi i Giudei dissero “guarda come lo amava!” (Giovanni 11:35.36). Questa storia prova che noi serviamo un Dio che non solo ti restituisce quello che hai perso, ma a cui interessa ciò che stai affrontando (cfr. Ebrei 4:15). Se sei ferito, oggi rivolgiti a Lui e fatti aiutare!
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La storia di Lazzaro e la tua (1)

“QUESTA…È PER LA GLORIA DI DIO.” GIOVANNI 11:4

Osserva: 1. Dio ha un piano in mente che tu non vedi. Perché Gesù aveva aspettato quattro giorni prima di visitare la famiglia di Lazzaro, dopo aver sentito della sua morte? Dio aspetta per due ragioni: a. Affinché la tua fede possa essere rafforzata. Gesù disse “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà” (v. 15). Nella vita, le crisi vanno e vengono. Le tue prossime crisi saranno diverse dall’ultima, ma la cosa che deve rimanere forte è la tua fede. b. Affinché Dio possa essere glorificato. I farisei credevano che il quarto giorno lo spirito lasciasse il corpo quindi, se Gesù fosse intervenuto prima, avrebbero potuto dire “Non era davvero morto.” Allora Gesù disse “Questa malattia… è per la gloria di Dio.”

È solo guardando indietro che vedi la saggezza e la volontà di Dio all’opera nella tua situazione. 2. Dio ti farà affrontare situazioni che hai cercato di sotterrare. Gesù disse “Togliete la pietra!» Marta… gli disse: “Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno” (v. 39). Stai pregando per una risposta in particolare, mentre Dio ti sta dicendo di “togliere la pietra” e affrontare un problema che tu hai già seppellito? Quando il tuo cuore è secondo Dio, le tue preghiere saranno esaudite (cfr. 1 Giovanni 3:21-22). 3. Dio ti renderà un esempio della Sua grazia. Immagina Lazzaro dopo la sua resurrezione. Senza dire una parola, la sua vita dichiarava a chiunque che Gesù è il Signore. E lo stesso può valere per te. Dio ti ha riscattato e rialzato per essere testimone della sua grazia.
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Sei “perfetto” mentre vieni reso “santo”

“HA RESO PERFETTI PER SEMPRE QUELLI CHE SONO SANTIFICATI.” EBREI 10:14

Smetti di sminuirti dicendo: “Continuo a fallire, quindi non sono bravo. Non faccio mai niente di buono.” Se continui a ripetertelo, troverai prove per dimostrarlo a te stesso. Un consulente dice: “Buttarti giù rafforza le tue imperfezioni anziché correggerle, ponendo attenzione ed energie non necessarie su tutto ciò che è sbagliato, piuttosto che su ciò che è giusto in te. Perché dovresti farlo sapendo che l’unico risultato possibile è una visione negativa, sentimenti più negativi e meno apprezzamento per il dono della vita? Le persone che si denigrano regolarmente sono percepite come individui che sanno solo lamentarsi, per non parlare dell’esempio che danno. Ognuno ha aspetti di sé stesso che vorrebbe migliorare, ma questo non significa che devi denigrarti completamente.” La Bibbia dice: “Ha reso perfetti per sempre quelli che sono santificati.”

Max Lucado scrive: “Sottolinea la parola perfetto. Fai attenzione, la parola non è migliore ma perfetto. Non migliore. Non in ripresa. Dio non migliora; Lui perfeziona. Dio non migliora, completa… Mi rendo conto che c’è un senso per cui pensiamo di essere imperfetti ed è perché sbagliamo ancora. Inciampiamo ancora. Facciamo ancora esattamente ciò che non vogliamo fare… è proprio quella parte di noi che viene “santificata.” Ma quando si tratta della nostra posizione davanti a Dio, siamo perfetti. Quando Dio vede ciascuno di noi (che abbiamo riposto la nostra fiducia in Cristo per salvarci), vede qualcuno che è stato reso perfetto per mezzo di Colui che è perfetto: Gesù Cristo.” Sì, dovresti continuare a lavorare per migliorare te stesso, ma rallenta; fermati spesso e ricorda a te stesso che “vi siete rivestiti del nuovo (uomo), che si va rinnovando in conoscenza a immagine di colui che l’ha creato” (Colossesi 3:10).
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Supererai questo

“POICHÉ IL SIGNORE È ALLA MIA DESTRA, IO NON SARÒ AFFATTO SMOSSO.” SALMO 16:8

Quando preghi ma non ricevi risposta e soluzione al problema, la domanda che sorge potrebbe essere questa: “Come faccio a superare questa situazione?” La Bibbia affronta questo tema dicendoci che Gesù sopportò la croce “Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce” (Ebrei 12:2). Poi aggiunge questo: “Considerate, perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo” (v. 3). Il motivo per cui Gesù ha resistito è perché si è concentrato su ciò che sarebbe accaduto “più tardi”; la gioia di piacere al Padre, di edificare la Chiesa e di raggiungere il mondo. Ecco come anche Davi- de ha superato i suoi momenti difficili: “Io ho sempre posto il Signore davanti agli occhi miei; poiché egli è alla mia destra, io non sarò affatto

smosso. Perciò il mio cuore si rallegra e l’anima mia esulta” (Salmo 16:8-9). Quindi, invece di negare la realtà o cercare di combatterla con le tue forze, prova a realizzare che il Signore è con te e attingi da Lui la forza di cui hai bisogno. So che è difficile sopportare le difficoltà quando non capisci perché le stai attraversando; può essere frustrante. Dio non ci dà lunghe spiegazioni su come opera; un Dio che ha crea- to l’universo con una sola frase non lo farebbe. Quindi, quando non riesci a trovare una risposta nella Sua Parola, in preghiera o nel consiglio degli altri, non smettere di chiedere. Non saresti il primo a farlo. Davide chiedeva a Dio “perché” tantissime volte nei Salmi, e Dio lo chiamava un “uomo secondo il mio proprio cuore, che eseguirà ogni mio volere” (Atti 13:22). Quindi sii incoraggiato; supererai questo!

Prendiamoci cura l’uno dell’altro

“NON C’ERA NESSUN BISOGNOSO TRA DI LORO.” ATTI 4:34

Quando pensiamo alla chiesa del Nuovo Testamento, tendiamo a concentrarci sulla sua influenza e sulla sua crescita. In Atti 2, Pietro predica e tremila persone sono conquistate da Cristo. In Atti 3, un uomo paralizzato che sedeva a mendicare alla porta del tempio fu guarito attraverso il ministero di Pietro e Giovanni. In Atti 4 leggiamo questo: “Ma molti di coloro che avevano udito la Parola credettero; e il numero degli uomini salì a circa cinquemila” (v. 4). Predicazione! Anime vittoriose! Miracoli! Crescita! Tutto emozionante. Ma ecco una parte della loro storia che non bisogna tralasciare: “La moltitudine di quelli che avevano creduto era d’un sol cuore e di un’anima sola; non vi era chi dicesse sua alcuna delle cose che possedeva, ma tutto era in comune tra di loro. Gli apostoli, con grande potenza, rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù, e grande grazia era sopra tutti loro.

Infatti, non c’era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l’importo delle cose vendute e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno. Ora Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che tradotto vuol dire: «figlio di consolazione»), Levita, cipriota di nascita, avendo un campo, lo vendette e ne consegnò il ricavato, deponendolo ai piedi degli apostoli” (vv. 32- 37). Sì, la nostra priorità assoluta deve essere quella di portare le persone a Cristo e portarle alla maturità spirituale. Ma se vogliamo seguire le orme della chiesa del Nuovo Testamento, dobbiamo ricordare che siamo anche chiamati a prenderci cura gli uni degli altri.

Impara ad ascoltare

“OGNI UOMO SIA PRONTO AD ASCOLTARE, LENTO A PARLARE.” GIACOMO 1:19

Per costruire buone relazioni, devi diventare un buon ascoltatore. E per esserlo, devi fare questo: 1. Ascolta senza interrompere. Anche quando ne sai di più di chi ti sta parlando! Rispetta la persona che hai davanti tanto da valutare ciò che dice e ascoltala attentamente finché non avrà finito. 2. Cerca di capire il suo punto di vista, i sentimenti, i pensieri e i bisogni che sono alla base del discorso che sta facendo. In altre parole, ascolta per capire. Un ascolto attento e di qualità si attua quando ascolti ciò che le persone realmente pensano, intendono dire o sentono dentro, non ciò che immagini dovrebbero pensare, volere o sentire. Invece di tirare a indovinare dopo che hai ascoltato, chiedi educatamente: “Ho capito bene che…? Vuoi dire che…? Ti senti davvero…?” Non dare per scontato: verifica. 3. Evita di saltare alle conclusioni. Ascolta senza giudicare. Se quello che dice non ti torna del tutto, continua ad ascoltare, aspetta la fine del discorso.

“Chi risponde prima di aver ascoltato mostra la sua follia e rimane confuso” (Proverbi 18:13). Quando rimani ad ascoltare fino alla fine, quello che non aveva senso all’inizio potrà averlo alla fine. 4. Non mettere la persona che hai davanti sulla difensiva. Ascolta senza correggere, contrastare o svalutare. Dicendo: “Non era così” o “Cosa ti aspettavi?” o “Sei solo sciocco e troppo sensibile.” Tutto questo devasta la comunicazione. 5. Accetta la sua percezione e i suoi sentimenti come espressioni valide di una persona che stimi. Fa sentire importante il tuo interlocutore dicendo: “Se ho capito bene, stai pensando… sentendo… è così?” Chiedigli di aiutarti ad allinearti al suo pensiero. Dopo aver ascoltato, prova a dire: “Dato quello che mi hai detto, posso capire perché ti senti così.” Ciò aumenterà la sua disponibilità a considerare i tuoi consigli e ad accetta- re le soluzioni che offri. Se vuoi conquistare le persone e influenzarle, impara ad ascoltare.

S.H.A.P.E. (5)

“AFFINCHE’ CONOSCIATE PER ESPERIENZA QUALE SIA LA VOLONTA’ DI DIO.” ROMANI 12:2

La lettera E sta per esperienza. Come puoi conoscere la volontà di Dio per la tua vita? Paolo risponde a questa domanda dicendo: “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (v. 2). La parola “trasformare” significa “cambiare forma.” Come si forma un diamante? È il risultato di una pressione incessante per un lungo periodo di tempo. Le esperienze della tua vita ti indirizzeranno verso lo scopo della tua vita. Dio non spreca mai un dolore! Il salmista disse: «Prima di essere afflitto, andavo errando, ma ora osservo la tua parola… È stata un bene per me l’afflizione subita, perché imparassi i tuoi statuti” (Sal 119:67, 71). Come impariamo a fare ciò che è giusto?

Sperimentando il dolore di fare ciò che è sbagliato. Forse dici: “Ma gli altri mi hanno mal- trattato. Anche questo fa parte della volontà di Dio per la mia vita?” Potrebbe essere. Paolo in prigione scrive: “Quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del Vangelo” (Filippesi 1:12). Poi aggiunge: “Secondo la mia viva attesa e la mia speranza di non aver da vergognarmi di nulla; ma che con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte. Infatti, per me il vivere è Cristo e il morire guadagno” (Filippesi 1:20-21). Il rovescio di un arazzo sembra un groviglio di fili. Ma questo è ciò che serve per produrre un’immagine ordinata, meravigliosa e di gran valore. Riesci a comprendere di cosa sto parlando? Riesami- na le esperienze della tua vita e capirai.