Non intrometterti nel lavoro degli altri

“Alcuni tra di voi si… affaccendano in cose futili” 2 Tessalonicesi 3:11

Dai un’occhiata a qualsiasi giornale di gossip o guarda un qualsiasi Talk Show televisivo e scoprirai che “impicciarsi” è diventato un business multimiliardario. Ma non è il tipo di attività in cui dovrebbe stare un seguace di Cristo. Le suocere hanno la reputazione di essere delle ficcanaso, ma non hanno certo saturato il mercato! Uomini, familiari, colleghi e amici benintenzionati tendono ad interferire. A differenza dei pettegoli, gli impiccioni amano ottenere informazioni personali direttamente alla fonte. “Come puoi permetterti una macchina così costosa?” “Che taglia porti?” “Quanto paghi per la casa?” “Per quanto puoi permetterti di stare senza lavoro?” Spesso questo tipo di domande hanno il solo scopo di soddisfare una mente superficiale. Sì, alcune persone lo fanno col genuino intento di aiutare o pregare per la tua soluzione, ma non gli impiccioni.

Quindi impara a mantenere la tua curiosità entro i limiti di ciò che è appropriato. Salomone disse: “Il passante che si riscalda per una contesa che non lo concerne è come chi afferra un cane per le orecchie” (Proverbi 26:17). Le orecchie dei cani sono tra le aree più sensibili del loro corpo. Se le tiri, il cane potrebbe morderti. Allo stesso modo, quando metti il naso dove non devi, potrebbero mordertelo. Dio classifica l’intromissione come peccato al pari di uccidere e rubare: “Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida, o ladro, o malfattore, o perché si immischia nei fatti altrui” (1 Pietro 4:15). Una persona saggia, scherzando, ha detto che il motivo per cui le persone che si fanno i fatti propri hanno così tanto successo, è perché hanno poca concorrenza. Quindi, non immischiarti!

La ricompensa della gentilezza (2)

“Io ne attingerò anche per i tuoi cammelli” Genesi 24:19

La storia di Rebecca ci insegna una grande verità sulla vita: quando le opportunità bussano, assicurati di essere pronto ad aprire la porta. Rebecca non pensò alla fatica e al tempo necessari per dare da bere a dieci cammelli assetati. Non disse: “Non faccio questo tipo di lavoro, non rientra nelle mie responsabilità”. Lei viveva con questo principio: “Tutto quello che la tua mano trova da fare, fallo con tutte le tue forze” (Ecclesiaste 9:10). Non maturò d’improvviso questa etica del lavoro quando incontrò Eliazar, la praticava già ogni giorno. E arrivò il momento in cui quest’attitudine diede i suoi frutti. La fedeltà nelle piccole cose porta grandi ricompense. Dio è il tuo capo; Egli osserva il tuo comportamento e le tue azioni nelle piccole cose.

I grandi momenti non arrivano a chi li aspetta, nascono dalla fedeltà nei momenti più piccoli, nella routine quotidiana e nel servizio ordinario, senza particolare glamour. E noterai qualcos’altro. Rebecca non menzionò la Torah né chiese a Eleazar di che religione fosse. Invece di provare ad essere “super spirituale”, decise di essere gentile. Di conseguenza attirò la sua attenzione, guadagnò il suo rispetto e finì nella famiglia di Abramo. Non poteva andare meglio! Quando Rebecca portò Eleazar a casa a conoscere la sua famiglia, essi volevano che aspettasse dieci giorni prima di incontrare Isacco. Era l’usanza. Ma Rebecca disse: “Andrò” (Genesi 24:58). Quando Dio apre le porte, non ritardare. E non dire: “Altri sono più qualificati di me”. Se Dio ha chiamato te, vuol dire che tu sei la persona giusta, quindi scavalca le tue paure e muoviti nella direzione verso la quale Egli ti sta guidando.

La ricompensa della gentilezza (1)

“Io ne attingerò anche per i tuoi cammelli” Genesi 24:19

Un giorno Abramo inviò Eliazar suo servitore, a cercare una moglie per suo figlio Isacco. In piedi accanto alla fonte d’acqua di una piccola città, Eliazar pregò, “Lascia che la donna che offre acqua ai miei cammelli sia colei che hai scelto”. Improvvisamente, Rebecca compare e dice, “Io ne attingerò anche per i tuoi cammelli” (cfr. Genesi 24:13-14). Rebecca non aveva idea che Eleazar avrebbe cambiato la sua vita. Non sapeva che la sua azione avrebbe aperto le porte ad una grande benedizione. Nell’Antico Testamento era consuetudine offrire acqua allo straniero. Era chiamata la legge dell’ospitalità. Gli Ebrei credevano nelle parole: “Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni, praticandola, senza saperlo hanno ospitato angeli” (Ebrei 13:2). Ma chi mai offre dell’acqua a dei cammelli assetati?

Un cammello può berne fino a cento litri e Eliazar aveva dieci cammelli. È un’impresa di mezza giornata! Rebecca era generosa verso lo straniero, senza secondi fini, solo per la gioia del servizio. Quello che lei non sapeva era che quei cammelli l’avrebbero portata da Isacco, resa sua moglie, colmata di ricchezze e inscritta nella stirpe di Cristo. Perciò, se vuoi avere successo, alzati presto, resta fino a tardi, lavora sodo, risolvi i problemi invece di causarli. Vivi con le parole di Cristo: “Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due” (cfr. Matteo 5:41). La chiave del successo nella vita è fare non solo ciò che ci si aspetta da te, ma fare qualcosa in più. Sì, i cammelli sono odiosi e brutti, ma da quella brutta situazione scaturì per Rebecca la cosa migliore che le potesse accadere.

Buttali tutti fuori!

“Ma egli li mise tutti fuori, prese… quelli che erano con lui, ed entrò” Matteo 5:40

Quando confidi in Dio per un miracolo, niente ti trascinerà giù più velocemente dell’incredulità. In più, è impossibile sapere come stia operando Dio basandosi su come appaiono le cose in superficie. “Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono” (Ebrei 11:1). Quindi per rimanere forte e fiducioso, è importante riempire la tua mente con le cose giuste: “Tutte le cose vere… onorevoli… giuste… pure… amabili… siano oggetto dei vostri pensieri” (Filippesi 4:8). Un pastore scrive: “C’erano momenti in cui Gesù non ammetteva l’incredulità intorno a Lui, come quando resuscitò la figlia di Iairo dalla morte. Quando sentì che la ragazza era morta, Gesù disse al padre: “Non temere; soltanto abbi fede!” (Marco 5:36). Puoi decidere di credere o di avere paura. Non c’è posto per entrambe; le persone che veramente credono evitano i ragionamenti umani.

Gesù quel giorno si accordò con lo spirito della morte e non c’era posto per una fede imperfetta. Perciò quando andò a casa di Iairo “non permise a nessuno di accompagnarlo, tranne che a Pietro, Giacomo e Giovanni’ (v.37). Portò con sé chi credeva nei miracoli e quando “giunsero a casa… ed egli vide… gente che piangeva e urlava… disse loro: “Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme”. Ed essi ridevano di lui. Gesù li fece uscire, prese con sé i genitori della bambina e chi l’aveva accompagnato, ed entrò nella stanza della bambina. La prese per la mano e le disse: “Ragazza, ti dico: alzati!” Subito la ragazza si alzò e camminava” (vv. 37-42). Umanamente parlando, la tua situazione potrebbe sembrare impossibile, ma quando butti fuori e allontani gli oppositori e i dubbiosi, e credi a ciò che Dio dice, otterrai i risultati.

Essere disposti a cambiare

“Se fossero savi, lo capirebbero e considererebbero la fine che li aspetta” Deuteronomio 32:29

A meno che tu non sia disposto a cambiare, tra venticinque anni sarai esattamente uguale ad ora, ma più vecchio, con meno tempo e meno possibilità. La Bibbia dice: “Se fossero savi, lo capirebbero e considererebbero la fine che li aspetta”. Come si diventa disposti a cambiare? Riconoscendo che il cambiamento avverrà comunque, che tu lo voglia o no. Così facendo, sarai preparato. Un autore scrive: “L’unica certezza del domani è che sarà diverso da oggi. Se dubiti, considera questo: mio nonno aveva una fattoria, i miei genitori avevano un giardino e io ho un apriscatole! Il mondo è diverso da vent’anni fa e sarà diverso fra altri venti.

Ma la buona notizia è che il mondo cambia così velocemente che non puoi sbagliare sempre, se hai provato a cambiare!” La differenza tra chi sei oggi e chi sarai tra venticinque anni dipende per la maggior parte da tre cose: i libri che leggi, le relazioni che costruisci e il tempo che trascorri con Dio. Vuoi essere saggio? “Il Signore infatti dà la saggezza; dalla sua bocca provengono la scienza e l’intelligenza” (Proverbi 2:6). Vuoi essere felice? “Beato l’uomo che ha trovato la saggezza, l’uomo che ottiene l’intelligenza!” (Proverbi 3:13). Vuoi sentirti realizzato nella vita? “State saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (Proverbi 15:58).

Investi sui tuoi figli

“Così sarà stato piccolo il tuo principio, ma la tua fine sarà grande oltre misura.” Giobbe 8:7

Il ranch “Lazy B” è circondato da più di quattrocento chilometri quadrati di terreno. In gran parte coperto da boscaglia incolta, è di proprietà della famiglia Day dal 1881. Quando Harry e Ada Mae Day ebbero la loro prima figlia, guidarono circa quattrocento chilometri per raggiungere l’ospedale dove nacque; la riportarono poi al ranch, dove l’aspettava una vita difficile. La casa in mattoni d’argilla aveva quattro stanze, senza acqua corrente né elettricità; non c’era una scuola raggiungibile in auto. Penserai che con queste risorse limitate, il futuro della figlia sarebbe stato anch’esso limitato. Ma Harry e Ada Mae erano decisi ad offrire ai loro figli la migliore istruzione possibile. Si abbonarono a giornali e riviste delle grandi città per leggerli ai figli con perseveranza.

Quando compì quattro anni, Ada Mae iniziò a far studiare la bambina a casa con il metodo Calvert e in seguito cercò per lei i migliori college possibili per l’istruzione superiore. Un’estate viaggiarono con i loro figli in auto per visitare le capitali degli Stati americani ad ovest del fiume Mississippi. Quando la giovane Sandra fu pronta per il college, frequentò l’Università di Stanford, poi la Facoltà di Giurisprudenza e infine divenne la prima donna giudice a sedere alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America (Giudice Sandra Day O’Connor, repubblicana, nominata Giudice di Corte Suprema dal Presidente Regan nel 1981, rimase in carica fino al 2006, n.d.r.) Perciò la parola per te oggi è: investi sui tuoi figli. E inizia in piccolo, altrimenti non inizierai affatto. Invece di rimuginare su ciò che non hai, usa ciò che Dio ti ha dato ed Egli lo benedirà. Pensando ai tuoi figli, resta saldo su questa Sua Parola: “Così sarà stato piccolo il tuo principio, ma la tua fine sarà grande oltre misura”.

Rifiuta di essere timoroso

“Non badare al suo aspetto né alla sua statura” 1 Samuele 16:7

Siamo orgogliosi della nostra capacità di giudicare le persone e le situazioni in base all’apparenza e alle prime impressioni, ma molto spesso sbagliamo. Goliath lanciò questa sfida a Israele per quaranta giorni: “Mandami il tuo miglior combattente, e io lo ucciderò. Sono il campione. Sono il più grande”. Questo tipo di pensiero fondato sulla paura può essere applicato a qualsiasi gigante della nostra vita. Chuck Swindoll scrive: “Paura e preoccupazione… non arrivano solo una volta; arrivano mattina e sera, giorno dopo giorno, cercando incessantemente di intimidirci. Arrivano sotto forma di una persona, una pressione… una preoccupazione… la paura che ti martella il cuore… giorno dopo giorno, urlando dai baratri della tua valle personale. Poche cose sono più persistenti e intimidatorie delle nostre paure e preoccupazioni… specialmente quando le affrontiamo con le nostre forze”.

Per scegliere il futuro re d’Israele, Dio disse al profeta Samuele: “Non badare al suo aspetto né alla sua statura… infatti il Signore non bada a ciò che colpisce lo sguardo dell’uomo: l’uomo guarda all’apparenza, ma il Signore guarda al cuore” (v.7). Come esseri umani, guardiamo a ciò che appare e ci formiamo opinioni basate su quello che vediamo. Goliath era un gigante spavaldo e dalla voce tonante, tre tratti in grado di terrorizzare anche il cuore più coraggioso. Ma Dio non era né impressionato né intimidito da lui. E per di più, diede a Davide la capacità di guardare Goliath attraverso i Suoi occhi. Le paure sono come bambini; più le alimenti, più diventano grandi. Una volta che inizi a guardare i giganti della tua vita dalla prospettiva di Dio, perdono il potere di immobilizzarti e intimidirti. Perciò, rifiuta di essere timoroso.

Dio si prenderà cura di te

“Il Signore si è ricordato di noi; egli [ci] benedirà” Salmo 115:12

Quanto tempo spendi preoccupandoti di cose che spesso non accadono? Sii onesto! La situazione è forse migliorata perché ti sei preoccupato? Ovviamente no! Paolo scrive: “Il Signore è vicino. Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti” (Filippesi 4:5-6). Egli ci incoraggia dicendoci che quando facciamo così, la pace di Dio riempirà i nostri cuori e le nostre menti (cfr. Filippesi 4:7). L’istante in cui cominci a preoccuparti e sentirti ansioso, porta la tua preoccupazione a Dio in preghiera. Alleggerisci il carico e confida completamente in Lui, affinché ti mostri che cosa fare o ti mostri che Lui stesso si farà carico del problema.

Sarà facile? No; se ti sei preoccupato per tutta la vita, preoccuparsi è diventata un’abitudine, il tuo modo d’essere. Ma con impegno, perseveranza, e l’aiuto di Dio, puoi vincere la preoccupazione. Ecco due chiavi per farlo: 1. Invece di cercare di disfarti dei tuoi pensieri negativi, atteggiamento che induce solo a concentrarti ancor di più su di essi, riempi la tua mente di pensieri positivi. Quelli della Scrittura! (cfr. Filippesi 4:8). 2. Agisci in fretta. Appena inizi a preoccuparti, afferma: “No, non mi preoccuperò, perché non mi fa bene e non serve a niente”. Forse ti chiederai: “Ma chi si farà carico del problema?” Dio! La Sua Parola dice: “Il Signore si è ricordato di noi; egli [ci] benedirà”.

Togliere un peso dalla testa

“Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero” Matteo 11:30

Gesù disse: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero” (vv. 28-30). Nota le parole, “troverete riposo.” È bello sapere che non dobbiamo preoccuparci delle situazioni, di risolvere tutto o portare i pesi della nostra vita. Può effettivamente essere un sollievo rendersi conto che non abbiamo bisogno di sapere tutto di tutto! Dobbiamo metterci comodi e dire: “Non conosco la risposta a questa situazione difficile, non devo preoccuparmene, perché Dio ha il controllo e io confido in Lui.

Mi riposerò in Lui e vivrò con libertà e senza pesi sul cuore”. Quando siamo oberati da difficoltà, fatiche e preoccupazioni della vita, abbiamo bisogno di una pausa. La nostra mente ha bisogno di riposarsi dal pensiero di dover risolvere problemi e le nostre emozioni dalla continua agitazione. La preoccupazione ci priva del riposo e dei suoi benefici. Quindi la prossima volta che ti senti preoccupato e ansioso, ricorda, puoi “trovare riposo”. Tutto ciò che devi fare è riposare nella certezza dell’amore e della guida di Dio. Se qualcuno ti chiede che cosa hai intenzione di fare con i tuoi problemi, rispondi che non ci stai pensando. Se ti chiedono perché, rispondi che hai portato tutto a Dio e hai la certezza che Egli se ne occuperà al posto tuo.

Oggi, celebra il Signore

“Celebrate con me il Signore, esaltiamo il suo nome tutti insieme” Salmo 34:3

Nota due cose riguardo alla Preghiera del Signore, il Padre Nostro (cfr. Matteo 6:9-13). Inizia con le parole “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo Nome” e si conclude dicendo “Tuo il Regno, la Potenza e la Gloria, nei secoli dei secoli, Amen”. Dio vuole che inizi e finisci la tua preghiera pensando a Lui. Perché? Perché ti fa due volte più bene concentrarti su Dio che concentrarti su chiunque altro o su qualsiasi altra cosa! Quando celebri un oggetto, lo ingrandisci così da poterlo vedere e capire meglio. Quando celebriamo Dio, facciamo la stessa cosa. Allarghiamo la conoscenza che abbiamo di Lui, così da comprenderLo meglio.

E’ quello che succede quando Lo lodiamo: spostiamo la concentrazione da noi stessi a Dio. Poniamo enfasi su di Lui. In “The Message”, Eugene Peterson parafrasa le parole finali della Preghiera del Signore così: “Sei tu a comandare! Puoi fare tutto quello che vuoi! Risplendi di bellezza! Sì. Sì. Sì”. Potrebbe essere più chiaro di così? Dio è al comando! Parlando di Gesù Cristo, Peterson parafrasa le Parole di Paolo in questo modo: “Dio lo resuscitò dalla morte e lo mise sul trono nei cieli altissimi, a capo dell’andamento dell’universo, tutto, dalle galassie ai governi, nessun nome e nessuna potenza è esente dal suo dominio. E non solo nei tempi presenti, ma per sempre. Egli ha potere su tutto, su tutto ha l’ultima parola. Al centro di tutto questo, Cristo regna” (Efesini 1:20-23). Quindi, quando celebri il Signore, stai dicendo: “Non solo domini l’universo, ma regni anche nel mio cuore!”