Meditazione Gocce dal CIelo

NON FOMENTARE LO SCORAGGIAMENTO

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“SCREDITARONO PRESSO I FIGLI D’ISRAELE IL PAESE
CHE AVEVANO ESPLORATO” NUMERI 13:32

A causa del loro scoraggiamento, gli Israeliti dubitarono della promessa di Dio, rinunciarono al loro sogno e morirono nel deserto. Ironicamente, erano a pochi giorni di viaggio dalla Terra Promessa! Com’è potuto accadere? Dopo quaranta giorni trascorsi ad osservare il paese in incognito, una terra florida, tanto che per trasportarne un grappolo d’uva erano necessari due uomini, dieci delle dodici spie inviate tornarono dicendo: “Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo perché è più forte di noi”. E screditarono presso i figli d’Israele il paese che avevano esplorato” (vv.31-31). Vorresti sapere l’opinione di Dio su chi alimenta sconforto e scoraggiamento? “Gli uomini che Mosè aveva mandato a esplorare il paese e che, tornati screditando il paese, avevano fatto mormorare tutta la comunità contro di lui…morirono colpiti da una piaga… Ma Giosuè…e Caleb… rimasero vivi tra quelli che erano andati a esplorare il paese” (Numeri 14:36-37). E Tu? Di fronte alle circostanze difficili altrui, tendi a dubitare della loro capacità di farcela? Riesci ad ascoltare i progetti di qualcun altro senza esprimere opinioni demoralizzanti? Se non riesci ad immaginare fino in fondo il loro sogno, almeno appoggiali con fede che la perfetta volontà di Dio si compia nei loro sforzi per realizzarlo. Ripensa a tutti coloro che ti hanno incoraggiato nel corso della vita! In un mondo piagato da negatività e cattive notizie, ognuno di noi, di tanto in tanto, ha bisogno di un piccolo incoraggiamento. Con cosciente decisione, sforzati di esprimere parole di conferma, supporto e ispirazione alle persone che conosci. E se ti imbatti in qualcuno che semina sfiducia e scoraggiamento, non farti influenzare. Ricorda a te stesso che “Dio può…fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo” (Efesini 3:20).

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IL DONO DELL’ESORTAZIONE

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“SE ABBIAMO DONO DI… ESORTAZIONE, [ATTENDIAMO] ALL’ESORTARE” ROMANI 12:6,8

Sapevi dell’esistenza del dono di esortazione? Leggiamo nella Bibbia: “Avendo pertanto doni diversi secondo la grazia che ci è stata concessa, se abbiamo dono di… esortazione, [attendiamo] all’esortare”. Non servono talenti particolari o un’intelligenza geniale per esercitare questo dono. Incontriamo ogni giorno persone che hanno bisogno di essere incoraggiate. Forse non è evidente a prima vista, ma sotto sotto faticano per restare a galla. Alcuni di loro sono sull’orlo della disperazione e le tue parole d’incoraggiamento possono trarli in salvo. Basta anche solo un sorriso. Giobbe disse: “Io sorridevo loro quando erano sfiduciati… come un consolatore in mezzo agli afflitti” (Giobbe 29: 24-25). E Salomone: “La sofferenza del cuore abbatte l’uomo, ma la parola buona lo rallegra” (Proverbi 12:24). Non presumere che chi esibisce i simboli del successo e dello status sociale non abbia bisogno di incoraggiamento. Davide era uno scrittore ben conosciuto e i suoi Salmi sono tuttora letti in tutto il mondo; fu il più famoso re d’Israele; le sue vittorie sul campo di battaglia sono da sempre l’invidia di ogni stratega militare. Ma vide periodi di tale scoraggiamento che lo portarono oltre il fondo: “Io sto per cadere, il mio dolore è sempre davanti a me” (Salmo 38:17). Tutti hanno bisogno di esortazione, le persone ordinarie tanto quanto gli scrittori famosi, i re e i generali. Ed è un bene che sia così, perché se hai il dono dell’incoraggiamento, non ti mancherà mai il lavoro. Oggi dunque, sii attento alla guida di Dio e quando ti spinge ad esortare qualcuno, fallo!

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“DEVI” AMARE TE STESSO

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“AMA… TE STESSO” MATTEO 22:39

Quando Dio ti salva, ti stabilisce “in Cristo”. Da quel momento in poi, ti considera “giusto”: “Non con una giustizia mia… ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede” (Filippesi 3:9). Crescendo, hai forse avuto l’impressione che i tuoi genitori ti avrebbero amato solo se ti fossi comportato bene. Di conseguenza, pensi che Dio abbia lo stesso atteggiamento. Ma non è così. In realtà, non riusciremmo mai ad essere buoni a sufficienza per guadagnare l’amore di Dio. Ecco perché Egli ci riveste della giustizia di Cristo e ci dice: “Ti amo in modo incondizionato, nonostante le tue colpe”. Ora si che hai una base solida per poter amare te stesso! Rifletti: se Dio ti ama, allora sei degno di essere amato, giusto? Significa che puoi amare te stesso! Di più, devi amare te stesso perché l’amore che puoi dare agli altri nasce solo dalla sorgente della tua autostima, dall’amore che hai verso di te. Se alberghi sentimenti di disprezzo per te stesso, insicurezza, sensi di colpa e dubbi sulle tue capacità, inevitabilmente si manifesteranno nelle tue relazioni, rendendole difficoltose. Lo psicologo svizzero Paul Tournier scrive: “Se una persona ama Dio come dovrebbe essere amato, di conseguenza amerà gli altri come si dovrebbe… e quando ama Dio e il prossimo come dovrebbero essere amati, non avrà mai bisogno delle cure di uno psichiatra”. L’amore di Dio suscita un’immagine di te stesso che ti permette, dandoti la capacità di farlo, di dare e di ricevere amore dagli altri. La verità è che se tu fossi stato l’unico peccatore sulla faccia della terra, Cristo sarebbe morto per te. Quando avrai davvero preso coscienza di questa verità, inizierai ad amare te stesso e a fiorire nella pienezza del potenziale che Dio ti ha donato.

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LO SCOPO DEL TUO LAVORO

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“DIO… PRESE L’UOMO E LO POSE NEL GIARDINO DI EDEN PERCHÉ
LO LAVORASSE E LO CUSTODISSE” GENESI 2:15

Per prima cosa, Dio creò l’uomo. Quindi, un giardino e disse all’uomo di lavorarlo e custodirlo, di averne cura. Forse pensi che il lavoro sia una conseguenza della caduta iniziale. È vero, il lavoro prese una piega diversa da quel momento, ma è sbagliato credere che i nostri progenitori non avessero alcuno scopo. Sin dalla creazione di Adamo ed Eva, è evidente che Dio ci volesse come Lui, creativi, produttivi e dediti ad attività che contribuissero ai Suoi scopi. Ad Adamo ed Eva era stata data la responsabilità del giardino e, prima dell’egoistica decisione di disobbedire a Dio, traevano la massima soddisfazione dal loro lavoro. Leggiamo nella Bibbia: “Dio il Signore, avendo formato dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli del cielo, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati, e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli avrebbe dato” (Genesi 2:19). Il primo incarico nell’universo includeva la responsabilità di identificare la natura, i doni e i punti di forza di ogni creatura e di coordinare l’insieme. È una posizione manageriale. E come per ogni manager dall’agenda fitta di impegni, c’era bisogno di un assistente esecutivo; Eva fu dunque creata come “aiuto adatto” ad Adamo. Non serve cercare chissà dove, la Bibbia per prima ci fa capire che il lavoro produttivo è il progetto di Dio per la tua vita. Un lavoro ben fatto è già di per sé una ricompensa. Ti assicura un senso di autostima e la percezione del tuo valore, senza di cui cadresti facilmente in depressione. Non credere alle montature mediatiche secondo cui una persona di successo non ha bisogno di lavorare. Siamo stati creati per realizzare il nostro scopo nella vita, ciascuno il suo, e l’ammontare del conto in banca non fa la differenza.

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IL VERO NATALE RIGUARDA CRISTO

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“VIDERO IL BAMBINO…[E] PROSTRATISI, LO ADORARONO” MATTEO 2:11

Nacque nella più umile delle condizioni, eppure, il cielo risuonò dei cori angelici. Nacque in una stalla, ma una stella guidò nobili ricchi e sapienti da molto lontano per adorarlo. La Sua nascita era in contrasto con le leggi della vita e la Sua morte con quelle della morte, eppure, non esiste miracolo più grande della Sua nascita, della Sua vita, della Sua morte, della Sua resurrezione e dei Suoi insegnamenti. Non aveva campi di grano né pescherecci, eppure sfamò con pane e pesce più di 5000 persone. Non camminava su tappeti costosi, tuttavia camminò sulle acque e lo sostennero. La Sua crocifissione fu il crimine dei crimini, eppure, dal punto di vista di Dio, era l’unico prezzo possibile per la nostra redenzione. Quando morì, pochi fecero cordoglio, ma Dio oscurò il sole. Chi lo crocifisse non tremò al pensiero di ciò che aveva fatto, ma la terra tremò sotto i loro piedi. Il peccato non lo sfiorò mai; la corruzione non ebbe potere sul Suo corpo; il suolo bagnato dal Suo sangue non poté trattenere la Sua polvere. Predicò il Vangelo per tre anni, non scrisse libri, non fondò organizzazioni né ebbe quartier generali. Eppure, duemila anni più tardi, è Lui la figura centrale della storia umana, il tema di ogni predicazione, il perno attorno cui ruota il tempo e l’unico redentore del genere umano. In questa stagione di celebrazioni e scambi di doni, uniamoci a re magi che “prostratisi, lo adorarono”. Ricordiamoci, che il vero Natale riguarda Cristo.

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SEI SOLO QUESTO NATALE?

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“IL SIGNORE È VICINO A QUELLI CHE HANNO IL CUORE AFFLITTO” SALMO 34:18

In questo periodo dell’anno molte persone realizzano maggiormente la solitudine, le luci e i suoni che un tempo recavano gioia possono rinforzare ora la sensazione di tristezza e di perdita. Non esistono formule magiche o scorciatoie; elaborare le perdite richiede tempo e la grazia sostentatrice di Dio. Ecco comunque alcuni consigli utili. 1. Non fare supposizioni senza conoscere. Non credere al mito che tutti gli altri, eccetto te, siano felici. La verità è che siamo tutti pressati da aspettative non realistiche. E se stiamo attraversando un periodo di sofferenza interiore, la situazione non può che peggiorare. Per questo siamo così sollevati quando tutto finisce. 2. È solo un giorno tra 365. Puoi resistere 24 ore, perché Dio ha promesso che “la tua forza duri quanto i tuoi giorni” (cfr. Deuteronomio 33:25). 3. Distogli l’attenzione da te stesso. Apriti agli altri. Vedi se ci sono familiari o conoscenti nel bisogno che avrebbero piacere di trascorrere del tempo con te. Probabilmente è l’ultima cosa che avresti voglia di fare, ma è terapeutico, ristabilisce la prospettiva e dona una sensazione di benessere e gratitudine. 4. Comincia da capo. “Dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti” (Filippesi 3: 13). Se in questo periodo particolare ti senti solo, questa preghiera è per te: “Signore, tu vedi il dolore del mio cuore. La Tua Parola dice che sei vicino a chi ha il cuore afflitto. Ti prego, fammi sentire la tua vicinanza. Che la tua presenza sia reale più della frenesia esteriore e del mio vuoto interiore. Aiutami ad avvicinarmi a Te; e rendi speciale ogni giorno, come mai prima”.

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SII GENEROSO CON DIO

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“ELIA LE DISSE: “NON TEMERE”. 1 RE 17:13

Immagina una madre e suo figlio, in un periodo di dura carestia, con cibo sufficiente per un ultimo misero pasto. Ora, immagina Elia dirle: “Condividi con me ciò che hai, non temere. Dio provvederà più del necessario per sostenerti”. Ebbene, tu, che cosa avresti fatto? Questa donna scelse di obbedire a Dio. Di conseguenza, sopravvisse al periodo di carestia e venne elogiata da Gesù in uno dei Suoi sermoni. Esistono due categorie di donatori: chi dona a Dio i propri “avanzi” e che dona le “primizie” di ciò che ha (cfr. Proverbi 3:9). I primi si vedono unici responsabili della soddisfazione dei propri bisogni e lasciano per l’opera di Dio il rimanente. Ma il limite di dare ciò che avanza è che la generosità dipende dall’autosufficienza economica. Di fronte ad incertezze e difficoltà materiali, la generosità passa in secondo piano. Al contrario, chi dona a Dio le primizie del proprio lavoro, ammette che è Lui la fonte di ogni loro bene. Per questo curano innanzi tutto i Suoi interessi e solo in un secondo tempo, i propri. Credono al principio Biblico che il raccolto sarà più abbondante della semina (cfr. 2 Corinzi 9:6-11). Il timore ti farà agire in modo irrazionale e in contrasto con le tue convinzioni più profonde. Non è forse logico affidare a Dio anche l’aspetto economico della tua vita, dal momento che tutto Gli appartiene? E affidargli con fiducia qualcosa che comunque non puoi controllare? Rifletti: affidi a Dio il tuo destino eterno, ma respingi la Sua proposta di essere il tuo partner finanziario. Ti sembra che abbia senso? In verità, non potrai mai dare più di quanto può darti Dio; dunque, sii generoso!

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AFFIDA A DIO LE TUE PREOCCUPAZIONI

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“CHI DI VOI PUÒ, CON LA PROPRIA ANSIETÀ, AGGIUNGERE UN’ORA
SOLA ALLA DURATA DELLA PROPRIA VITA?” MATTEO 6:27

La preoccupazione non serve a cambiare le cose; cambi solo tu e purtroppo non in meglio. Preoccuparsi non pagherà le bollette, non risolverà i tuoi problemi, non ti farà dormire sereno la notte. Non servirà ad aggiungere un giorno o un’ora alla tua vita. Ti farà però invecchiare prematuramente e morire prima del tempo. Leggi attentamente questi due brani delle Scritture: “Quelli che confidano nel Signore sono come il monte di Sion, che non può vacillare ma sta saldo in eterno” (Salmo 125:1); “A colui che è fermo nei suoi sentimenti tu conservi la pace, la pace, perché in te confida” (Isaia 26:3). In entrambi troviamo il verbo “confidare”. Preoccuparsi, molto semplicemente, rivela una mancanza di fiducia in Dio. Dove dunque riponiamo la nostra fiducia? In noi stessi! E quando da soli non riusciamo più a farcela, ecco, solo allora accettiamo di affidare a Dio il problema. Chiederesti a Michelangelo: “Sei proprio certo di quello che fai con quel blocco di marmo?” Dio sa bene quello che fa e, quando confidi in Lui, “la [Sua] pace… custodirà [il tuo] cuore e i [tuoi] pensieri” (Filippesi 4:7). Paolo qui usa una metafora militare. I Filippesi erano sotto la dominazione Romana, ed era un male. Ma sapevano anche che le sentinelle custodivano le loro città e ciò era un bene. Prima di giungere a loro, il nemico avrebbe dovuto passare a tiro delle guardie. Poiché tu sei “in Cristo”, satana dovrà passare prima da Lui per poter giungere a te. È un’immagine eloquente? Non esiste niente, nel modo più assoluto, che possa raggiungerti senza prima passare da Cristo! Quando avrai interiorizzato e accettato questa verità, la Pace di Dio colmerà il tuo cuore.

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PREGARE IN MODO EFFICACE

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“LA PREGHIERA DEL GIUSTO HA UNA GRANDE EFFICACIA” GIACOMO 5:16

La Bibbia afferma: “La preghiera del giusto ha una grande efficacia. Elia era un uomo sottoposto alle nostre stesse passioni, e pregò intensamente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi” (vv.16-17). Le parole chiave di questo passaggio Biblico sono due: 1.” Intensamente”. Nella versione King James della Bibbia troviamo l’aggettivo “fervente” riferito alla preghiera del giusto. Descrive il calore intenso in prossimità di un fuoco. E secondo un’altra traduzione (Amplified Bible): “L’intensa preghiera del giusto libera una forza eccezionale”. Attenzione, però, a non fare l’errore di pensare di dover, in un certo senso, “sollecitare” emozioni intense perché la preghiera possa essere udita e ricevere risposta. Non è così! Dio ascolta ed è mosso dalla fede, non dalle emozioni. Leggiamo nella Scrittura: “Chi si accosta a Dio deve credere che Egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano” (Ebrei 11:6). Se oggi pregando non hai sentito la presenza di Dio in modo speciale come era invece accaduto ieri, non significa che Dio non abbia ascoltato o che non ci sarà risposta. 2. “Giusto”. Elia era un uomo giusto, ma certamente non perfetto. Soffriva anche di attacchi di panico e profonda depressione. Eppure, le sue preghiere furono efficaci. Qui sta la chiave: poiché sei rivestito della giustizia di Cristo, sei reso giusto e accettevole agli occhi di Dio, quindi hai la certezza che le tue preghiere saranno udite e otterranno risposta (cfr. Romani 5:17). Sapendo questo, potrai pregare in modo efficace.

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COME MANTENERE LA TUA PACE E LA TUA GIOIA

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“OR L’IDDIO DELLA SPERANZA VI RIEMPIA D’OGNI ALLEGREZZA
E PACE, CREDENDO…” ROMANI 15:13 (DIODATI)

Il Signore ci ha promesso un senso di gioia in ogni circostanza che affrontiamo. Gesù disse: “Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa” (Giovanni 15:11). Come puoi conservare la tua gioia e non perderla? L’apostolo Paolo ci dice: “Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo” (Romani 15:13). Notate quella parola importantissima: “credendo”. Va bene avere delle domande, ma non devi mai dubitare dell’amore di Dio e della Sua fedeltà verso te. Un insegnante biblico scrive: “Ricordo una sera che mi sentivo molto insoddisfatto e scontento. Non avevo pace né gioia ed ero assolutamente infelice. Lessi Romani 15:13. E fu davvero la parola giusta per me in quel momento. Il mio problema era semplice: dubitavo invece di credere. Dubitavo dell’amore incondizionato di Dio per me, dubitavo di poter udire la Sua voce, dubitavo della Sua chiamata per la mia vita, dubitavo che Egli fosse contento di me. Ero pieno di dubbi…dubbi… dubbi. Quando ho compreso il problema e sono tornato alla fede, fuori dal dubbio …la mia pace e la mia gioia sono ritornate immediatamente. Ho scoperto che accade sempre così nella mia vita. Quando gioia e pace svaniscono, controllo la mia fede e, di solito, anch’essa è scomparsa”. Lo stesso principio vale anche per te oggi!

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