Meditazione Gocce dal CIelo

RALLENTA! (3)

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“…O VOI CHE PASSATE DI QUI! GUARDATE…” LAMENTAZIONI 1:12

A una fermata della metropolitana di Washington DC, in una fredda mattina di gennaio, un giovane violinista suonava diversi pezzi di Bach in mezzo al trambusto di gente che andava e veniva. Dopo tre minuti, un uomo di mezza età si fermò brevemente e poi si affrettò ad andarsene. Quattro minuti più tardi, il giovane ricevette il suo primo dollaro: una donna glielo aveva gettato nel cappello senza nemmeno fermarsi. Sei minuti dopo un uomo si appoggiò al muro per ascoltare, guardò l’orologio e se ne andò. Dieci minuti dopo si fermò un bimbo, ma la mamma lo trascinò via di fretta. Altri bambini si fermarono, ma tutti i genitori, senza eccezione alcuna, li trascinarono via. Il giovane musicista suonò per quarantacinque minuti durante i quali si fermarono ad ascoltarlo sei persone e venti gettarono del denaro camminando. Il violinista raccolse trentadue dollari e quando smise di suonare nessuno se ne accorse o applaudì, non ci fu nessun riconoscimento. La cosa impressionante è questa: il violinista era Joshua Bell, uno dei migliori musicisti al mondo e suonava alcuni dei brani più virtuosi mai composti, su un violino da tre milioni e mezzo di dollari. Due giorni prima, aveva fatto il “tutto esaurito” al Teatro di Boston, dove mediamente un biglietto costa cento dollari per ascoltare la stessa musica che aveva suonato alla fermata della metropolitana quella mattina. Allora, ecco la domanda: “Se non hai tempo per fermarti e ascoltare uno dei migliori musicisti suonare una delle musiche più sublimi mai composte con uno degli strumenti più preziosi mai costruiti, che altro ti stai perdendo mentre attraversi la vita correndo?” Vale la pensa pensarci, vero? (Nota: Joshua Bell suonò in incognito come parte di un esperimento sociale condotto dal Washington Post).

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RALLENTA! (2)

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“NON CONFORMATEVI A QUESTO MONDO” ROMANI 12:2

La nostra società altamente tecnologica sta producendo gente esaurita. L’anno prossimo avremo ancora meno tempo perché statisticamente, per ogni ora che fa risparmiare la tecnologia, ne consuma due in più. L’autrice Keri Wyatt Kent scrive: “Ogni volta che dici “sì” a qualcosa, stai dicendo “no” ad altre opzioni. Le attività mascherate da “vetrina cristiana” sono sempre attività. Non conformatevi al mondo; il nostro mondo va di fretta. Prenditi tempo per ascoltare e avere cura delle persone. Il tratto caratteristico di un Cristiano è l’amore e non si può amare di fretta. Perciò, rallenta! Per farlo occorre: 1. Semplificare la vita: “Perciò vi dico: non siate in ansia per …cosa mangerete…di che vi vestirete” (Matteo 6:25). Metti Dio al primo posto e tutto il resto arriverà. Quando Marlene Eissens decise di cambiare carriera, partì per l’università mettendo in macchina solo quello che ci stava. Oggi è pastore. Ha una casa, ma tuttora evita di riempirla e tutto ciò che non usa per oltre sei mesi, lo dona in beneficienza. Racconta: “Mi sento davvero libera, perché con meno cose sono libera di concentrarmi su Dio”. 2. Osserva lo Sabbath, il giorno di riposo. Todd Gitlin dice: “Siamo una società coi nervi a pezzi. Abbiamo difficoltà a sederci e a meditare sullo scopo di ciò che facciamo”. Riserva almeno un giorno alla settimana per riposare, trascorrere del tempo coi tuoi cari e con la comunità di fede. 3. “Siate contenti delle cose che avete” (Ebrei 13:5). Sarai ancora tentato di affannarti e desiderare cose migliori, ma ti avvicinerai maggiormente a Dio riservandogli più spazio nella tua vita. Come dice J. I. Packer: “Disonoriamo Dio quando lo proclamiamo un Salvatore che ci sazia e ci disseta e poi viviamo insoddisfatti e scontenti”.

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RALLENTA! (1)

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“MA UNA COSA…” FILIPPESI 3:13

Viviamo nell’era multitasking. Parliamo al telefono, ci trucchiamo, beviamo il caffè, pranziamo, diamo da mangiare ai figli e persino leggiamo i messaggi mentre guidiamo a tutta velocità in autostrada. Il Dott. Richard Swenson osserva: “In alcuni casi siamo più produttivi… c’è chi lavora all’uncinetto mentre guarda il notiziario. E in certi ambiti lavorativi è considerato necessario: agli agenti in Borsa viene chiesto di correre e fare cinque cose alla volta. Ma non è strano che quando un quarantottenne operatore di borsa cade a terra morto i suoi colleghi continuino a lavorare attorno al suo corpo mentre ricevono richieste di acquisto o vendita? La drammatica escalation di frenesia ci ha dato troppo da fare in poco tempo. La strategia standard… anziché rifiutare di fare di più… è fare due, tre o quattro cose alla volta. È portare all’estremo la filosofia del “fare sempre di più in sempre meno tempo”. Ma qualcuno si è dimenticato della matematica! Nel fare due cose alla volta si sottrae il 30% dell’attenzione dal compito principale; si sacrifica la qualità alla quantità, commettendo più errori. Si possono anche finire più cose, ma con un risultato più scadente e i nervi a pezzi. Il rovescio della medaglia del multitasking non è pubblicizzato bene… perciò continuiamo a sperimentare quanto riusciamo spingendoci oltre il limite. Tuttavia, nella sfera delle relazioni, il multitasking può rivelarsi disastroso. Non ascoltiamo… ci vuole troppo tempo. La famiglia ha bisogno di essere considerata… i figli hanno bisogno di quello che hanno bisogno, quando ne hanno bisogno: o li si alleva oppure no. Paolo non viveva così. Era concentrato “su… una cosa”: la persona che gli stava davanti. Un cane ha quattro zampe, ma non per questo cammina su quattro strade contemporaneamente! Perciò rallenta e tieni un passo sano e sostenibile.

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EVITA UNA MALSANA AUTOANALISI (5)

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“È FORSE QUESTO IL DIGIUNO DI CUI MI COMPIACCIO?” ISAIA 58:5

Dio non ha mai comandato di esaminare le nostre emozioni, esperienze o i nostri peccati. Quello che in effetti ha detto è: “Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” (Giovanni1:29). La vittoria sul peccato viene dal concentrarsi su Cristo, non dal battersi il petto! Nel Vecchio Testamento gli Israeliti raggiunsero la disperazione. Digiunavano e “affliggevano” le loro anime, ma Dio ignorava i loro sforzi. Cercavano ristoro spirituale a modo loro, ma Dio lo rifiutò dicendo: “È forse questo il digiuno di cui mi compiaccio, il giorno in cui l’uomo si umilia? Curvare la testa come un giunco, sdraiarsi sul sacco e sulla cenere, è dunque questo ciò che chiami digiuno, giorno gradito al Signore?” (Isaia 58:5). Chiaramente, Dio non si compiace della miseria che scaturisce dal concentrarsi su se stessi! Ha un modo più efficace per liberarci. Piuttosto di abbatterci col rimorso, ci insegna: “Il digiuno che io gradisco non è forse questo: che si spezzino le catene della malvagità… che si lascino liberi gli oppressi e che si spezzi ogni tipo di giogo… che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?” (Isaia 58:6-7). La via di Dio elimina la “paralisi dell’autoanalisi” ordinandoci di dimenticare noi stessi, di smetterla di indugiare sulle nostre imperfezioni e di lasciarci coinvolgere nelle vite e nei bisogni degli altri. Il Suo piano per vincere la carnalità è di quattro punti: 1. Riconoscere la Sua grazia e vedere noi stessi “giusti” in Cristo 2. Fissare lo sguardo su Cristo 3. Evitare un malsano egocentrismo ed autoanalisi 4. Servire Dio servendo gli altri. Quando farai queste cose, “la tua luce spunterà nelle tenebre… il Signore ti guiderà sempre… darà vigore alle tue ossa” (vv.10-11).

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EVITA UNA MALSANA AUTOANALISI (4)

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“I MIEI OCCHI SONO SEMPRE RIVOLTI AL SIGNORE, PERCHÉ SARÀ
LUI A TRARRE I MIEI PIEDI DALLA RETE” SALMI 25:15

Hannah Whitall Smith scrive: “Non serve esaminare il nostro ego e tentare inutilmente di migliorarlo. Ciò che il Signore vuole da noi è che lo togliamo di mezzo”. La nostra vecchia natura è determinata ad attirare l’attenzione; vorrebbe che si pensasse male di lei piuttosto che non la si pensasse affatto. Quando esaminiamo noi stessi sentendoci avviliti, crediamo di essere umili, onesti e spirituali. Tuttavia, l’unico modo sicuro e spirituale di gestire la natura carnale è di catalogarla nei “file da ignorare” e ancorare l’attenzione e le aspettative esclusivamente sul Signore. Davide comprese questo principio: “I miei occhi sono sempre rivolti al Signore, perché sarà lui a trarre i miei piedi dalla rete”. Guardare ai “piedi di argilla” (la debolezza e i fallimenti) alla” rete” (la carnalità non rigenerata) in cui siamo legati, non ci libererà dalla trappola, ma si finisce per essere ancora più intrappolati. Tenere gli occhi “sempre rivolti al Signore” è il Suo modo di darci la vittoria. Ascoltate ancora quello che dice Davide: “Io ho sempre posto il Signore davanti agli occhi miei…non sarò affatto smosso… Tu m’insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi son delizie in eterno” (Salmo 16:11-8). Il nostro compito è semplice, non necessariamente facile. Si tratta di ignorare i desideri carnali e restare concentrati su Gesù. Il Suo compito è trasformarci attraverso la Sua grande potenza.

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EVITA UNA MALSANA AUTOANALISI (3)

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“SPOGLIARVI DEL VECCHIO UOMO CHE SI CORROMPE” EFESINI 4:22

Dio si aspetta che ci impegniamo a migliorare noi stessi e a crescere? Sì, certo! Ma se esaminare se stessi è futile, lo è anche cercare di cambiare, se ci mantiene concentrati su noi stessi e sconfitti. Il cammino biblico del cambiamento è distogliere l’attenzione da noi stessi per riporla su Cristo. Paolo scrive: “E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione del Signore, che è lo Spirito” (2 Corinti 3:18). A Dio non interessa il miglioramento della carne. Ai Suoi occhi “la carne migliorata” è sempre carne. Egli si occupa di trasformare le persone, non di migliorarle. Tutte le nostre strategie per migliorare noi stessi non sono in grado di trasformare la nostra vecchia natura. Solo Dio “mediante lo Spirito” può renderci più simili a Cristo. Mentre “contempliamo” (guardiamo e studiamo) come in uno specchio (la Parola di Dio) veniamo trasformati nella stessa immagine (l’immagine di Dio che guardiamo) di gloria in gloria (passo dopo passo). Questo non avviene grazie alla nostra fermezza ed impegno, ma per la Sua grazia. “Allora, che cosa succede alla mia carne?” vi chiederete. Il piano finale di Dio è quello di sostituirla e darci un nuovo corpo celeste. Ecco perché Paolo scrive: “Avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici”. Non è concesso alterare, aggiustare o “metterci una pezza”: occorre “spogliarsi”. Come un’aragosta crescendo si libera del suo vecchio guscio, così noi concentrandoci su Cristo ed entrando in comunione con Lui, siamo liberati dal dominio della vecchia natura e cresciamo in quella nuova. Siamo trasformati da capo a piedi.

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“BEATI QUEI SERVI CHE IL PADRONE, ARRIVANDO,
TROVERÀ VIGILANTI” LUCA 12:37

A proposito di concentrazione su se stessi, ci si può chiedere: “E tutte quelle Scritture che specificatamente ci esortano a “vigilare, vegliare”? Non intendono forse dire che dobbiamo tenere gli occhi aperti su noi stessi?” È un’ottima domanda, perciò verifichiamo i brani della Scrittura in cui ci viene detto di “vigliare, vegliare”. In Marco 13:34-37 leggiamo: “È come un uomo che si è messo in viaggio, dopo aver lasciato la sua casa, dandone la responsabilità ai suoi servi, a ciascuno il proprio compito, e comandando al portinaio di vegliare. Vegliate dunque perché non sapete quando viene il padrone di casa; se a sera, o a mezzanotte, o al cantare del gallo, o la mattina; perché, venendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quel che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate”. Quello che Gesù qui ci insegna è l’esatto opposto dell’autoanalisi. Il portinaio non doveva vegliare su se stesso, ma sul ritorno del padrone. Gesù si aspetta che ci dimentichiamo di noi stessi, lavoriamo coscienziosamente per il Suo regno, vegliamo e siamo preparati per il Suo ritorno. Disse: “Beati quei servi che il padrone, arrivando, troverà vigilanti! In verità io vi dico che egli si rimboccherà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Lungi da un’ossessiva introspezione che porta a essere esausti, scoraggiati e delusi di noi stessi, Gesù vuole che siamo entusiasti e coinvolti nella Sua opera qui sulla Terra, che vegliamo attivamente per il ritorno del nostro Signore e Re. “Volgetevi a me (e non su voi stessi!) e siate salvati… poiché io sono Dio, e non ce n’è alcun altro” (Isaia 45:22). Perciò concentrati più su Dio e meno su te stesso.

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EVITA UNA MALSANA AUTOANALISI (1)

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“ESAMINATEVI PER VEDERE SE SIETE NELLA FEDE” 2 CORINTI 13:5

L’analisi di sé per sé non è necessariamente un male se porta alla crescita spirituale. Tuttavia, alcuni la credono erroneamente un comandamento biblico! Dopo tutto, Dio non ci ha detto di “esaminare noi stessi”? Perciò, con questo in mente ci chiediamo: “Sono all’altezza spiritualmente? Mi sono veramente pentito? Prego abbastanza? Dio è soddisfatto di me?” La verità è che continuare a concentrarci su noi stessi può farci sentire scoraggiati e sconfitti. Verifichiamo con attenzione le Scritture. “Esaminare se stessi” compare solo due volte nella Scrittura e nessuna delle due citazioni ci insegna a indulgere nell’autoanalisi. Primo, Paolo contesta ai Corinti la loro tolleranza verso un grave peccato nella chiesa. Un uomo era diventato l’amante della matrigna e nessuno sembrava esserne disturbato. I Cristiani di Corinto “non si [erano] ravveduti dell’impurità, della fornicazione e della dissolutezza a cui si erano dati” (2 Corinti 12:21), dunque Paolo li esortò: “Esaminatevi per vedere se siete nella fede”. Questo non è un invito a focalizzare l’attenzione su di sé bensì ad un’autoverifica spirituale. Secondo, Paolo corresse il comportamento dei Corinti durante la Cena del Signore. Poiché alcuni si ubriacavano scrisse: “Ora ciascuno esamini sé stesso, e così mangi del pane e beva dal calice” (1Corinti 11:28). Paolo non suggerisce di fissarci sui nostri peccati, bensì sulla verità liberatrice, secondo la quale Gesù ha pagato il prezzo per tutti i nostri peccati: passati, presenti e futuri. La Bibbia dice: “Fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta” (Ebrei 12:2). La crescita, la gioia e la vittoria stanno nell’abbandonare un’errata idea di autoanalisi e nel restare concentrati su Cristo!

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DIO È BUONO, SEMPRE!

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“PROVATE E VEDRETE QUANTO IL SIGNORE È BUONO!
BEATO L’UOMO CHE CONFIDA IN LUI” SALMI 34:8

Il salmista scrisse: “Provate e vedrete quanto il Signore è buono”. Prestate particolare attenzione alle parole “provate” e “buono”. Ciò che credi riguardo a Dio si manifesta nel modo in cui vivi. Che cosa significa essere “buono”? Significa vivere al meglio che si possa. E dal momento che Dio è onnisciente , Egli sa che cos’è il meglio per te! La Sua bontà è al di là di ogni dubbio. Perché Dio è buono, non solo pio, ma realmente buono, nella pratica, senza eccezioni: la tua coppa di benessere, sicurezza, pace, fiducia e gioia può traboccare! Un Dio buono non può rompere la Sua promessa, abbandonare i Suoi figli o trascurare di amarli e benedirli. Perciò puoi stare certo che in ogni circostanza Egli ti tratterà nel miglior modo possibile. Quando la tua vita sembra cadere a pezzi, può essere difficile vedere la bontà di Dio o sentire che le cose miglioreranno. Quello è il momento di mettere in atto la fede che Dio ti ha già dato e, con un atto di volontà, confidare in Lui (cfr. Rom 12:3). Fu chiesto a un pastore saggio: “Pastore, anche a te il mondo sembra un disastro?” Replicò: “Sì, come il disastro di un seme che sboccia”. Se non passasse attraverso la fase “disastrosa”, durante la quale il seme va letteralmente in pezzi, la ghianda non potrebbe dare vita alla quercia. Perciò abbraccia la volontà di Dio in questa prova, perché è “buona, accettevole e perfetta” (cfr. Rom 12:2). Alla fine, vedrai il Signore “quanto è buono! Beato l’uomo che confida in lui!”

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NON TENERE PER TE QUESTE COSE!

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“VA’ A CASA TUA DAI TUOI, E RACCONTA LORO LE GRANDI COSE
CHE IL SIGNORE TI HA FATTE” (MARCO 5:19)

Sei mai stato in un posto così meraviglioso da non volerlo lasciare? Così si sentiva l’uomo nel capitolo 5 di Marco dopo che Gesù lo liberò dalla follia. Egli voleva seguire Gesù nei Suoi spostamenti, ascoltare i Suoi insegnamenti, guardare i Suoi miracoli e godere della Sua compagnia. Tuttavia, Gesù lo invitò a tornare a casa e a raccontare alla sua famiglia ciò che Dio aveva fatto per lui. Dio non vuole per te un luogo remoto e distante dal resto del mondo! L’unico modo per mantenere ciò che hai è darlo via. Dopo un’esperienza spirituale in vetta al monte, devi condividere ciò che hai ricevuto con chi è nella valle. L’uomo nella lettura di oggi aveva trascorso anni vivendo tra i sepolcri. Si auto lesionava e farneticava incoerentemente. Poi la folla lo vide “che sedeva ai piedi di Gesù, vestito e sano di mente” (Luca 8:35). Ed è ancora così che funziona. Prima Gesù ti riveste, poi ti chiama. Quando vai a Lui, sei nudo spiritualmente, perciò Egli ti veste con la Sua giustizia. Paolo dice: “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17). Mentre prima eri in “Adamo”, dove siamo tutti morti spiritualmente, ora sei in “Cristo”, dove siamo spiritualmente vivi (cfr. 1 Corinzi 15:22). L’autore di Inni, Edwin Mote scrisse: “Rivestito della Sua sola giustizia, senza macchia davanti al Suo trono”. Ma non dimenticare che una volta “vestito e sano di mente”, il tuo mandato da parte di Dio è di andare a dire alle altre persone ciò che il Signore ha fatto per te.

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